La prima cosa che noti di Sabrina sono i lunghissimi capelli che ormai le coprono completamente la schiena, un vero peccato che a volte li richiuda in una lunga e fitta coda di cavallo, smascherando cosí le piccole imperfezioni del suo volto troppo magro, con i suoi troppi nei disseminati come gocce di inchiostro sulla pelle crespa e chiara. Ha imparato a mantenere l’autocontrollo nonostante i troppi caffé bevuti per non distrarsi dalla dieta vegetariana, ma lo vedi che qualche volta strozzerebbe anche uno scoiattolo con le sue lunghe dita affusolate, ma nonostante questo lei ti sorride e finge di avere ancora tempo per ascoltarti. Sarebbe perfetta come hostess tanto ti fa sentire a tuo agio, arte che deve avere imparato vivendo tra Tenerife e Creta, dove il tempo aveva di sicuro un passo un po’ piú lento e l’ ospitalità un valore irrinunciabile in qualsiasi occasione. Perché sia poi piovuta a vivere in mezzo alla pianura tra Cremona e Brescia, dove all’orizzonte le montagne si possono vedere soltanto nei pochi giorni sereni spazzati dal maestrale, per me é un mistero, affondato nel mare di segreti che circondano ogni donna, ma di sicuro anche cosí lontano dalle onde, non è mai venuta meno in lei l’isola che ha dentro, con la sua verde e rigogliosa vegetazione, la sua sabbia morbida e chiara, i suoi bianchi scogli e suoi coralli, l’azzurro del suo cielo tuffato dentro il mare; e come per ogni isola sono in troppi quelli che la desiderano, molti quelli che la attraversano, alcuni che la sfiorano, pochissimi quelli che la vivono.
Colleziono Tè
Proprio in un anno in cui non volevo fare propositi, sono invece già a quota due: il primo l’ho già espresso nel precedente post, ma in questi giorni, spinto anche dall’entusiasmo di Son1 che porta avanti con successo da tempo la sua personale collezione di maglie di squadre di calcio, ho maturato l’idea di iniziare una mia piccola collezione. Non una novità, visto che ho già trovato diversi blogger sulla rete dediti in modo impressionante a questa attività da anni (come quello da cui ho tratto la foto) , ma stimolante vista la mia nuova passione per questa bevanda: il Tè. Quella nell’immagine è la prima bustina della collezione che ha già qualche compagna nell’album gentilmente concessomi sempre da Son1 e che insieme attendono prossimamente esotiche e misteriose compagne, da gustare e assaggiare in compagnia. Quando vorrete gradire, saprete cosa chiedere !

Un proposito, senza impegno
Non so se vi é mai capitato, camminando per strada o incrociando una vettura al semaforo o ad uno stop, di cercare lo sguardo di chi vi viene incontro. La maggior parte delle volte immagino che si incontrino gli occhi, magari accenando ad un saluto; altre volte invece, piú rare, ma forse proprio per questo piú stimolanti, lo sguardo di chi incontriamo ci sfugge, per timidezza o per fretta, o peggio, per abitudine. Io stesso incontro frequentemente la mattina, recandomi in ufficio, una giovane donna dal viso pallido, con occhi e capelli scuri che con la stessa espressione triste, a volte addirittura preoccupata, abbassa lo sguardo ad ogni possibile contatto. Ecco, se proprio dovessi dare un obiettivo al blog per quest’anno, sarebbe quello di tentare di andare oltre gli sguardi mancati, oltre le parole non dette e provare a raccontare delle persone e dei luoghi che ho l’occasione di scorgere nei miei frequenti viaggi nell’Italia del Nord-Est. Non mancherò certo di mantenere le rubriche che sono quelle piú apprezzate dai visitatori del web ma vorrei provare ad aggiungere questo impegno, che é anche un augurio per me stesso e per tutti di immaginare al di là della fretta e della consuetudine i mondi che ci sfiorano e che forse, senza accorgercene, ci chiamano. Buon viaggio e buon 2012 !
Catè meteora sampdoriana

Nel mondo del calcio le meteore, giocatori apparsi sulla grande scena per pochissimo tempo, si contano a dismisura, frutto di sfortuna, scelte societarie sbagliate o semplici cambi di percorso e Marco Antonio Lemos Tozzi, in arte (come consuetudine per i calciatori brasiliani) Catè, appartiene decisamente a questa schiera. Meteora in Italia, dove approdò alla Sampdoria nel 1998, consigliato alla dirigenza dall’ex blucerchiato Cerezo, e dove rimase il tempo di giocare 15 partite, partendo quasi sempre dalla panchina, ma meteora anche in Brasile nonostante vinse un campionato mondiale under 20 e una coppa intercontinentale con il San Paolo. Piccoletto, veloce, ma di difficile collocazione tattica, arrivò in Italia come attaccante, ma venne utilizzato più spesso come laterale in un anno sfortunato per la Samp che retrocesse. Avere il numero 17 in una squadra già sfortunata di suo non lo ha certo aiutato, così come non lo fecero certi suoi compagni di squadra che non gli furono da esempio. Forse la carriera da allenatore che aveva appena iniziato avrebbe potuto concedergli ulteriori possibilità vista la sua esperienza internazionale, ma il camion che ha ribaltato la sua Fiat Uno non gli ha permesso di scoprirlo.

Giuliano GIULIANI - Franco MANCINI - Massimo MATTOLINI - Ferdinando MINIUSSI - Andrea PAZZAGLI - Sergio BUSO - Tazio ROVERSI - Gaetano SCIREA - Sandro SALVADORE - Luigi POLENTES - Michele LORUSSO - Mario MARTIRADONNA - Andrea STIMPFL Michele SCORRANO - Edoardo BORTOLOTTI - Gianluca SIGNORINI - Armando PICCHI - Ugo FERRANTE - Massimiliano FIONDELLA - Fabrizio GORIN - Regis GENAUX - Giuseppe LONGONI - Andrea FORTUNATO - Giacinto FACCHETTI - Giulio ZIGNOLI - Giovanni POZZA - Manlio MUCCINI - Lauro MINGHELLI - Ciro PEZZELLA - Guido VINCENZI - Roberto ROSATO - Vittorio MERO - Niccolò GALLI - Sergio CASTELLETTI - Fulvio ZUCCHERI Bruno GIORGI - Josè Guimaraes DIRCEU - Mario FRUSTALUPI - Gian Pietro TAGLIAFERRI - Enzo SCAINI - Giacomo BULGARELLI - Giorgio FERRINI - ENEAS de Camargo - Rino GRITTI - Carlo TAGNIN - Pippo BIONDI - Ludo COECK - Luciano RE CECCONI - Bruno BEATRICE - Giorgio ROGNONI - Agostino DI BARTOLOMEI - Francesco BRIGNANI - Enrico CUCCHI - Adriano LOMBARDI, Renato CURI - SOCRATES Brasileiro de Oliveira - Andrea CECOTTI - Erminio FAVALLI - Donato BERGAMINI - Fernando VIOLA - Paolo PERUGI - Luigi MERONI - Mauro BICICLI - Carlo DE BERNARDI - Giorgio MARIANI -Gionata MINGOZZI - Marco Antonio CATE’ - Gaspare UMILE - Giuliano TACCOLA - Franco ROTELLA - Paolo BARISON - Alessandro VITALI - Jason MAYELE’ - Sauro PETRINI - Giuseppe CAMPIONE - Erasmo IACOVONE - Danilo DI VINCENZO - Federico PISANI - Nello SALTUTTI - Giuliano FIORINI - Giovanni DE ROSA - Roberto TOMBOLATO - Virginio DEPAOLI - Stefano CHIODI.
Sergio Buso, integralista del calcio

Di solito si pensa che i portieri nel calcio rimangano avulsi dalle questioni tattiche che riguardano maggiormente i ruoli di movimento; Sergio Buso invece, padovano classe 1950, era diventato una sorta di “luminare” della tattica, tanto da essere chiamato spesso a collaborare con grandi allenatori per approfondire proprio le sue conoscenze. Che al Bologna lo chiamassero “la Treccani del calcio” è risaputo un po’ dappertutto, mentre si è sempre saputo meno invece della sua continua e intensa attività di studio e di approfondimento di quello sport che per lui era ben più di una semplice passione. Del resto aveva già evidenziato le sue notevoli doti di studente che, se il calcio non l’avesse traviato, l’avrebbero probabilmente portato a diventare ingegnere. Da portiere ebbe una carriera piuttosto strana; partito dal Padova in serie C, approdò a Bologna in serie A dove, pur vincendo una Coppa Italia, visse una sola stagione da titolare, tanto da lasciare la serie A soltanto nel 76 dopo un’altra stagione da riserva nel Cagliari. Nonostante le sue riconosciute conoscenze, anche da allenatore non fu fortunatissimo, scottato anche da difficili rapporti con un certo tipo di calciatori che evidentemente non erano più quelli che aveva conosciuto tra i suoi compagni nella sua carriera, gente che non accettava di dare niente per niente anche solo a favore della proprio squadra e probabilmente per questo la sua attività di collaboratore invece decollò, portandolo fino in Nazionale, agli Europei del 2008.

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Un anno
Oggi ha un anno. Gattona veloce per la casa, provando a fare qualche passetto, batte le mani, strilla per spaventare e saluta con la mano; apre con morbosa curiosità cassetti e sportelli, ride fragorosamente e piange pungentemente, ascolta sigle tv degli anni 80 e vuol capire cosa c’è dentro le cose lanciandole sul pavimento. Ogni giorno mi meraviglia. E mi assomiglia.
Merry Christmas, Merry Christian.
Bungaro - Mannoia, ottima accoppiata
A volte le emozioni dipendono dal loro scaturire, dai suoni e dalle frasi che ti accolgono mentre la vita passa sottovoce, quando si associano improvvisamente con un attimo che le sposa inconsapevolmente, come questa canzone che è partita mentre stringevo tra le braccia Son2. Tony Bungaro che l’ha scritta è uno di quegli autori che difficilmente riescono a oltrepassarmi lasciandomi indifferente e sempre più raramente mi capita di sentire cose che io stesso avrei voluto scrivere, sentire, cantare.
Ci penso da lontano da un altro mare un’altra casa che non sai,La chiamano speranza ma a volte è un modo per dire illusione
Ci penso da lontano e ogni volta è come avvicinarti un po’ Per chi ha l’ anima tagliata l’amore è sangue, futuro e coraggio
A volte sogni di navigare su campi di grano E nei ritorni quella bellezza resta in una mano
E adesso che non rispondi fa più rumore nel silenzio il tuo pensiero E tu da li mi sentirai se grido
Io non ho paura Il tempo non ti aspetta Ferisce questa terra dolce e diffidente
Ed ho imparato a comprendere l’indifferenza che ti cammina accanto
Ma le ho riconosciute in tanti occhi le mie stesse paure Ed aspettare è quel segreto che vorrei insegnarti
Matura il frutto e il tuo dolore non farà più male e adesso alza lo sguardo Difendi con l’amore il tuo passato
Ed io da qui ti sentirò vicino
Io non ho paura E poi lasciarti da lontano rinunciare anche ad amare come se l’amore fosse clandestino
Fermare gli occhi un istante e poi sparare in mezzo al cielo il tuo destino
Per ogni sogno calpestato ogni volta che hai creduto in quel sudore che ora bagna la tua schiena
Abbraccia questo vento e sentirai che il mio respiro è più sereno
Io non ho paura Di quello che non so capire
Io non ho paura Di quello che non puoi vedere
Io non ho paura Di quello che non so spiegare
Di quello che ci cambierà
Rassegnazione
Non pensavo di trovare tanta gente, impiegati ed operai, consapevoli di dover essere arrivati al punto di doversi aspettare una riforma del sistema pensionistico per via di una lunghezza media della vita aumentata di parecchio negli ultimi anni. Ecco, io penso invece che abbiamo già perso il giorno in cui abbiamo cominciato a convincerci che certi privilegi non eravamo più degni di meritarli. In questo modo ogni decisione a nostro discapito viene accettata passivamente come ineludibile. Allora, forse davvero questa attualità ce la meritiamo.
Giorgio Mariani estrosa ala moderna

Giorgio Mariani era un classe ‘46, seconda punta come ruolo di partenza, progressivamente divenuto un’ala, ma non di quelli che giocavano solo a sinistra o a destra, buono da una parte come dall’altra, l’ideale come pedina da inserire nella squadra titolare a match iniziato a seconda delle necessità del momento. Nativo di Sassuolo, dove tirò i primi calci al pallone, passò al Modena con cui esordì in serie B nel 1965, per essere poi girato al Cosenza in serie C, dove si mise subito in ottima luce confermando le sue qualità anche l’anno dopo ad Ascoli. Fu la Fiorentina il primo grande club a mettere gli occhi su di lui, inserendolo nella rosa con cui i viola vinsero lo scudetto nel 1969. Non riuscendo negli anni successivi a conquistarsi un posto da titolare fisso andò a Verona dove la sua duttilità tattica lo rivalutò nuovamente tanto che lo volle il Napoli, dove tornò ad essere incostante. Ma dopo un breve passaggio a Palermo ecco che fu l’Inter a scommettere su di lui per un paio di annate molto positive dopodichè torno a respirare aria di casa a Cesena per poi chiudere la carriera a Varese. Forse nella sua carriera non ha reso tanto quanto sono state le aspettative su di lui, ma, come ricorda De Sisti, di cui fu compagno, averlo in squadra faceva comodo non solo per le qualità tecniche ma anche umane, importanti per gestire lo spogliatoio.

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Socrates, il tacco di Dio
Socrates aveva 57 anni e un intestino devastato dalla cirrosi epatica, probabilmente conseguenze della sua passione per la birra e per i superalcolici, eppure non era noto alle cronache per intemperanze o per una vita dissoluta; del resto la sua laurea in medicina (ortopedia se non ricordo male), pur non essendo mai stata esercitata, gli aveva permesso di raggiungere un livello culturale piuttosto raro nel mondo del calcio, unitamente ad una naturale intelligenza che si evidenziava anche nel suo comportamento in campo, dove compensava una certa lentezza di movimenti, dovuti anche alla sua notevole statura, con l’ausilio di quel “colpo di tacco” che lo reso noto nella parte più alta della sua carriera. In Italia durò un solo anno, alla Fiorentina, proprio per la sua scarsa adattabilità agli allenamenti e alla tipologia di approccio agli eventi sportivi. Il suo meglio lo diede di certo in Brasile, dove giocò tutto il resto della sua carriera professionistica e dove fu anche a capo di una sorta di “rivoluzione” in grado portare il suo Corinthians ad autogestirsi, cioè a disputare ben 3 campionati senza l’ausilio di un allenatore, dove la sua figura era certamente quella di leader indiscusso, fuori e dentro il campo, dove indipendentemente dai risultati ha sempre mantenuto una naturale propensione al comando e all’autorevolezza.

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