Se è vero che, aggiunti al cibo, gli Omega 3 non proteggono le nostre arterie contro infarto, ictus e malattie causate da aterosclerosi e trombosi, sarebbe ora che l’authority non si accontentasse di prendere atto dei risultati di queste ricerche, ma andasse anche a chiedere i danni a chi si è arricchito illudendo i consumatori di poter usufruire di un prodotto dalle caratteristiche miracolose (oltre che dannose, come nel caso di persone allergicche a determinati componenti all’inizio non perfettamente evidenziati). I venditori di illusioni sono ancora ben lontani dall’essere estirpati, anzi, ora guadagnano decisamente meglio lavorando nelle multinazionali piuttosto che nei mercatini rionali dove la gente aveva cominciato a capire e a non farsi prendere più per il naso.
Religione commerciale
Quando ero più giovane e frequentavo i locali della provincia, era abitudine frequente tra i gestori concedere ingresso o consumazione gratuita alle donne, per garantirsi così il conseguente pienone di baldanzosi uomini, desiderosi di rimorchiare in un’occasione tanto ghiotta. E funzionava sempre. Se funziona anche per Gheddafi, dobbiamo ammettere di non aver capito un’acca di commercio, e forse neanche di religione.
Chiedo scusa
Qual è la difficoltà maggiore nell’esporre delle scuse a qualcuno ? Molti pensano sia una questione di debolezza, il timore di ammettere uno sbaglio ed esporsi alla possibilità che altri approfittino dell’ altrui ammissione di un errore; timori del resto in qualche modo giustificabili in un mondo governato da avvocati e tribunali.
Tuttavia le scuse sono invece più una questione culturale ed istintiva. Infatti, in generale, si sente il bisogno inconscio di dover fare delle scuse quando l’azione errata aveva un intento positivo, che però non si è realizzato come si sperava. Quando invece l’azione non aveva un obiettivo positivo, ma addirittura ammetteva la possibilità, se non il fine, di danneggiare qualcuno, inconsciamente non si è portati a chiedere delle scuse, che del resto risulterebbero false o contradditorie. Molto spesso, a questa (non) reazione inconscia si accompagna
anche la tendenza ad utilizzare l’attacco come propria difesa, e cioè cercando di trovare una giustificazione al gesto sbagliato cercando di colpire il destinatario dell’azione errata su terreni estranei all’azione stessa, rivangando per esempio situazioni passate, oppure cercando un capro espiatorio su cui far ricadere tutte le proprie colpe. E’ in quest’ultimo caso in cui la debolezza, la paura ed il senso di colpa appaiono maggiormente evidententi, tali almeno quanto una vera e propria ammissione di colpa, la quale però, priva di scuse, non fa altro che ottenere esattamente il risultato opposto rispetto a quanto desiderato in ambedue le situazioni: azione e reazione.
Francia-Barcelona 2010 (parte 6: Linguadoca e ritorno)
Siamo a Nimes dopo aver percorso 1668 km dall’inizio del viaggio, eppure sembra di essere ad un tiro di schioppo da casa. Il motivo? L’anfiteatro romano di Nimes, situato nel centro della città, che appare come una copia identica dell’Arena di Verona ! Come l’Arena di Verona (città con cui peraltro Nimes è gemellata) ospita concerti e festival, ma in più di quest’ultima, talvolta si svolgono anche corride, come dimostra la statua in bronzo del torero all’esterno dell’anfiteatro. Nimes ha l’aspetto della città laboriosa e riservata; pochi sono i turisti, che si concentrano oltretutto unicamente nella zona dell’Arena, nonostante anche il Foro Romano sia un sito di grande interesse culturale. Senza navigatore, cerchiamo di uscire da Nimes dalla porta di Arles, ma evidentemente sbagliamo strada e, trovando su lla nostra via le indicazioni per Avignone, decidiamo di cambiare rotta verso quest’ultima, tralasciando a malincuore Arles, altra cittadina della Linguadoca che avevo messo tra gli obiettivi principali. Avignone è una cittadina bellissima, come mi aveva preannunciato Searching: le mura intorno al centro nascondo un centro storico ricco di vitalità e di storia, che culminano con l’imponente Palazzo dei Papi, ma che non si limita solo a questo. La visita ad uno dei siti più importanti della cristianità lontana da Roma (vi risiedettero 9 papi tra il 1305 e il 1423) è economica (20 Euro per un adulto e un ridotto) e comoda grazie all’audioguida che viene fornita con il biglietto e che permette una visita completa e dettagliata ma autogestita. La visita merita, ma è comunque molto lunga, almeno due ore è necessario dedicargliele, per cui mettiamo in conto di non fare poi altre soste prima dell’arrivo a Nizza. Qui arriviamo dopo 2072 km., e ci accampiamo su una deliziosa collina alle spalle di Nizza, nel comune di Saint Paul de Vence. Il campeggio Saint Paul è il migliore ttovato nel corso del viaggio: un quattro stelle con piscina al costo di un tre stelle (21,50 € per notte) con tutti i comfort richiesti dai campeggiatori. Credo sia anche l’unico dove non abbiamo trovato italiani. Montata la tenda, ci concediamo un’ ultima cena francese in un ristorante segnalato dalla guida Michelin lì vicino: il Toile Blanche. La cena è fantastica, tutto a base di pesce cucinato raffinatamente accompagnato da un Borgogna d’annata, con la Costa Azzurra sotto di noi (peccato che il mare non si veda, ma la vista della vegetazione è comunque attraente) e la notte francese che richiama la presenza della consorte, ma il figlio in rappresentanza si diverte ugualmente, specialmente dopo l’aperitivo Muscat che si è sorbito e che ha fatto effetto per il resto della cena. Tornati al camping, vi passiamo una notte tranquilla, fino al mattino in cui sono i tuoni di un nuovo temporale a darci il buongiorno. Rinunciamo a malincuore alla piscina e smontiamo la tenda (benedetta Quechua) sotto le prime gocce di pioggia. L’itinerario prefissato vorrebbe una sosta a Montecarlo; ci passiamo ancora sotto la pioggia, quindi non ci fermiamo e procediamo con lentezza, sui tornanti della costa nella speranza di una tregua. Ma anche dopo Mentone la pioggia persiste, per cui torniamo in Italia da bordo mare, arrivando a Ventimiglia con una parvenza di sereno. Colazione davanti al mare e poi ancora pioggia. Attraversiamo Bordighera, tentiamo di arrivare a Sanremo, ma il traffico è esagerato e la pioggia aumenta. Inutile insistere a tenere in vita un’esperienza ormai alla fine: arrampichiamoci più sopra dove l’autostrada guarda il mare dall’alto, con invidia ed apparente indifferenza. La strada adesso ci porta verso casa, quando arriviamo, dopo un viaggio sotto la pioggia incessante, abbiamo percorso 2.508 km e Pippo non è diventato l’eroe di Max, anche se forse oggi gli concede un po’ di fiducia in più; dev’essere così, se adesso parla dell’idea di andare ad Amsterdam il prossimo anno. Forse. Se non sarà già arrivata l’ora di andarci da solo, senza il solito Pippo a organizzare tutto e poi sbagliare.
Francia-Barcelona 2010 (Parte 5: il ritorno in Francia)
Dormiamo fino alle 10 all’Ibis, prima di rifocillarci con la consueta abbondante colazione e caricare l’auto per il ritorno. Nuovo intoppo: non si trova più il frontalino dell’autoradio! Ribaltiamo il baule appena caricato ma il frontalino non si trova (lo troveremo poi, al ritorno a casa, infilato in una tasca interna di una borsa). La cosa mi innervosisce notevolmente, perché ci fa perdere molto tempo e questo condizionerà l’intera giornata. Se volevamo infatti fare una sosta in Costa Brava, dobbiamo forzatamente annullare l’idea, accontentandoci di una sosta alla sola Girona, nella quale arriviamo intorno alle 13,00 (km. 1378) ma che visitiamo con una certa fretta. Del resto la muraglia che sovrasta il centro storico meriterebbe molto più tempo di quello che abbiamo a disposizione, anche per arrivare alla cattedrale, che ci accontentiamo invece di vedere dall’alto. Ora possiamo riprovare a passare per Figueres, che è di strada, recuperando la sosta mancata all’andata. Una volta giunti a destinazione però, si scatena un temporale che tra i pendii dell’ultimo baluardo spagnolo si trasforma in una mezza alluvione, che noi trascorriamo fermi in auto dilapidando il cibo al sacco che fortunatamente ci eravamo approvvigionati nel corso delle precedenti soste. Il temporale non accenna a diminuire per cui rinunciamo anche questa volta alla visita alla casa di Dalì e procediamo verso la Linguadoca, con la speranza che il temporale si calmi. Non ci sarà verso che smetta fino quasi a Montpellier, dove avevamo previsto di passare la notte nella vicina Lattes. Purtroppo però, senza navigatore possiamo solo affidarci ai cartelli stradali che ci indicano campeggi che non accettano tende ma noleggiano solamente bungalows. Sconcertato, comincio evidentemente a sragionare, tant’è che finisco per scambiare una stalla per cavalli in un campeggio, suscitando l’ilarità del fattore a cui chiedo indicazioni per la reception ! Esuli, irritati e incerti procediamo alla ricerca di un Hotel mente abbandoniamo Montpellier, ma finiamo in un paesino su una strada secondaria, Le Cailar, dove in mezzo alla festa paesana mi incastro con l’auto tra un senso vietato e le bancarelle della festa. Mi allontano frantumando una decine di regole del codice stradale per provare allora più a nord, verso Vauvert, dove gli alberghi del paese però sono tutti chiusi, segno tangibile di scarso passaggio di turisti. E’ in questi momenti che avere sul telefonino la voce della consorte che canta regala gli unici attimi di consolazione in una giornata infame! L’idea di finire nel parco della Camargue senza un rifugio adeguato non mi alletta, per cui a questo punto decido di modificare ancora il nostro percorso, dirigendoci direttamente su Nimes, la città più grande delle vicinanze. Finalmente alle 22,00 troviamo il Kyriad Hotel, due stelle, ma anche una e mezzo, vista la scarsa pulizia, ma ci accontentiamo e rifocilliamo, sperando nell’indomani in una giornata migliore.
Francia-Barcelona 2010 (Parte 4: Barcelona)
Passato il confine con la Francia, posso finalmente fare il pieno alla Focus, anche se la benzina costa di più di quanto avevo previsto (1,290 al lt. contro i 1,495 di media in Francia) e via verso Castelldefels, località balneare ad Ovest di Barcellona dove raggiungiamo l’Hotel Ibis prenotato. Al punto più distante da casa arriviamo dopo 1245 km! La spiaggia non è vicinissima all’Hotel, che è invece ubicato di fronte ad un grande Centro Commerciale con tanto di McDonald’s all’interno. Io vorrei mangiare una paella, ma il figlio insiste per il Mc, e non glielo nego, dopo tutto quel camminare ! Girovaghiamo tutta sera tra il Centro Commerciale e il centro di Castelldefels, anche qui provvisto di un grande Luna Park che stanno ultimando di montare, dopodiché acconsento ad una rapida ritirata in camera, con lunga videochiamata in Skype con la consorte; dobbiamo rilassarci per domani, che Barcellona in un giorno lascia prevedere uno sforzo non indifferente.
Tutti i treni che passano da Castelldefels fermano a Barcellona, e dalla stazione di Passaig de Gracia si può scendere e trovare la coincidenza con le linee della metropolitana, utilizzando lo stesso biglietto (il T10, valido per 10 corse sia in treno che metro al costo di 7,95 €). Dopo un paio di cambi riemergiamo a Barcellona davanti alla Sagrada Familia, letteralmente circondata da turisti in coda per l’ingresso, che è esattamente uguale a come l’avevo vista 7 anni fa: in ristrutturazione, in mezzo a gru e ponteggi da ogni lato. Ci sono turisti che per la delusione fotografano manifesti della basilica relativi al progetto finale, chissà quando saranno previsti i lavori! Poi andiamo in Placa de la Catalunya, da dove partono le più grandi e famose strade, dalla Rambla, a Passeig de Gracia, con casa le opere di Gaudì, Casa Battlò, La Pedrera, e poi Casa Amatller, Casa Fuster ecc. Poi a Sud ci fermiamo a Plaça del Rei, dove troviamo anche una LAN aperta, mentre il figlio si diverte nello Store del Barcellona FC e in un negozio di manga del centro. Arriviamo fino all’Arc de Triomf, che la scorsa visita non avevo nemmeno considerato, e che invece merita, anche per il viale di palme che lo collega al Parco della Ciutadella, ornato anch’esso di verde e di monumenti e bassorilievi in bronzo. Alla fine optiamo anche per una visita al Museo della Cioccolata, vicino al Parco, ultima tappa di una giornata intensa e stancante ma soddisfacente. Almeno fino a quel momento: il destino ci riserva infatti anche il giallo della sparizione del navigatore, che avevo protetto nel marsupio insieme a portafogli e cellulari, e che proprio nell’ultimo viaggio in metro, l’unico in cui abbiamo trovato il vagone pieno, ci sparisce da sotto il naso! I borseggiatori di Barcellona di certo sanno fare il loro mestiere; meno male che ci hanno trafugato solo l’oggetto meno importante, ma al commissariato dove sporgiamo la denuncia (più affollato del vagone di un metro), vi sono scene di disperazione, tra turisti a cui hanno rapinato portafogli, zaini, biciclette, carte di credito e valige. Torniamo a Castelldefels e stavolta una Paella Marinera non ce la toglie nessuno, accompagnata da un vino rosso di cui non ricordo il nome ma efficace quanto basta per dimenticare gli imprevisti e ricaricare le pile per il viaggio di ritorno.

Francia-Barcelona 2010 (Parte 3: Pirenei Orientali)
Il mattino ci accoglie con un nuovo sole e cielo terso, per cui ci prepariamo ad affrontare con entusiasmo l’espatrio in Spagna, non prima di aver fatto una sosta mattutina a Perpignan, capoluogo dei Pirenei Orientali a pochi km dal confine. Parcheggiamo nelle vicinanze dell’Ufficio del Turismo (982 km), dove recuperiamo una cartina e ci addentriamo nel Castillet, dove, come in un perfetto borgo medievale, si svolge la vita della cittadina, tra fornerie che preparano panini gustosissimi e particolari, vinoteche e pescherie. Non possiamo portarci a casa prodotti freschi da forno, ma un paio di bottiglie di rosso di Roussillon sì ! Per le alici fresche che mi aveva consigliato di assaggiare Piero invece, ci dicono che provengono dalla vicinissima Collioure, cittadina marina molto dipinta e frequentata da Matisse, alla quale decidiamo di dedicare una sosta. E facciamo bene, perché questo paesino è una sorpresa fin dall’inizio, quando ci fermiamo al Castello dei Re d’Aragona e di Maiorca, che sovrasta una vista sul mare davvero impareggiabile. Poi, avvicinandoci al centro del paese, grandi mulini a vento sono visibili sulle colline, fino a scendere alla piccola spiaggia amata da Matisse, pullulante di turisti eppure intima e godibilissima. Qui troviamo le famose alici, ma anche altri pesci e vino locale, molto apprezzato al ritorno. Abbiamo raggiunto qui i 1000 km dall’inizio del viaggio; siamo anche piuttosto stanchi per le lunghe camminate ma siamo pronti per la Spagna. Vorremmo attraversare il confine passando per Figueres (dove c’è l’abitazione di Salvador Dalì), ma ci troviamo bloccati da una lunga coda verso la salita sui Pirenei. Dopo aver atteso per parecchio tempo, giriamo l’auto e ritorniamo sui nostri passi a prendere l’autostrada: scelta perfetta; siamo in Spagna nel giro di pochi minuti.
Francia - Barcelona 2010 (Parte 2: Costa Azzurra e Provenza)
Superato il confine con la Francia abbiamo problemi con il Navigatore che si blocca, per cui optiamo per una cara e vecchia cartina stradale, Francia e Benelux (magari ci verrà utile anche in futuro, visto che nel corso del viaggio abbiamo parlato di un possibile seguito l’anno prossimo in Olanda), trovata in Autogrill. Siamo ad Antibes, pochi km a sud di Nizza, intorno alle 18,00 e cerchiamo una delle zone camping che avevo studiato sul web prima della partenza. Al terzo tentativo troviamo posto al Camping La Logis de la Brague, un tre stelle (24,50 € a notte) senza particolari “facilities”, ma con bagni e docce sufficientemente pulite, un po’ rumoroso per via della vicinanza con una strada molto trafficata anche di notte, ma soprattutto vicinissimo a Marineland e Antibes Land, due parchi attrazioni molto noti in Francia, una specie di Gardaland francese, dove però non si paga l’ingresso ma ogni attrazione è a pagamento (4 o 5 Euro ognuna !). Riesco solo ad ottenere una fugace visita alla spiaggia della Cote Azur, prima di concedere giustamente al figlio l’intera serata ad Antibes Land tra ruote panoramiche, montagne russe, bumpee-jumping e chi più ne ha più ne metta. Il mattino è dedicato alla visita al promontorio di Cape d’Antibes e al Castello Grimaldi, sede del Museo Picasso, due siti dove il panorama della Costa Azzurra, nelle giornate di sole come quella che troviamo, si esprime in tutto il suo fascino. Solo pochi km, ma tanto traffico e andatura decisamente ridotta, per passare da Antibes a Cannes, dove la Promenade de la Croisette è trafficatissima, pur senza divi nei dintorni del Palazzo del Festival del Cinema. Tutto questo tempo perso in auto nei dintorni di Cannes ci costringe ad utilizzare l’autostrada per la successiva tappa, Aix-en-Provence. L’ex capitale della Provenza riassume in sé molte delle caratteristiche geografiche di questa regione: lunghi viali tra colline e avvallamenti, salite e discese su cui si snoda una rigogliosa vegetazione, favorita da un’umidità altissima che aumenta la sensazione della temperatura esterna almeno di 5°C. La città ci accoglie, al km 654, con la magnifica fontana della Rotonde, in Place Charles de Gaulle, e dopo aver lasciato l’auto nel vicino parcheggio sotterraneo la camminiamo per il celebre Corso Mirabeau, teatro di costruzioni moderne, chiese gotiche e resti romanici. Non tutto è visitabile però nel centro storico; infatti la città è famosa anche per essere stata abitata a lungo da Paul Cezanne, ma per visitare il suo atelier, che si trova a metà di una salita piuttosto ripida, è consigliabile spostarci in auto dal centro; vicino all’atelier ci sono diversi parcheggi gratuiti, anche se la zona non sembra di quelle più rinomate. Credo di capire cosa intendesse Mastrangelina, quando mi parlò della magia di questo posto; non è un’abitazione: è un’unica stanza con una grande vetrata che riempie tutta una parete, e che consente alla luce di entrare senza mai essere esposta direttamente al sole. All’interno abiti e oggetti dell’artista, alcuni utilizzati come modelli per le sue opere più famose. Intorno, il silenzio del piccolo parco circostante respira di quiete e di solitudine, quella con cui l’artista si distaccava dalla sua personalità terrena, quella che si ricongiungeva con lui nelle soste al Pub Les deux Garcones, e viveva di arte pura a volte senza fermarsi nemmeno per mangiare o dormire, come quando, dipingendo nei dintorni all’aperto e sorpreso da un temporale, continuò a dipingere fino a perdere i sensi, contraendo la polmonite che lo avrebbe ucciso. L’obiettivo per la notte è il sud della Linguadoca, a Frontignan, territorio di saline e pescatori. Intorno a Montpellier alcuni incidenti ci rallentano, ma per fortuna troviamo immediatamente posto nel camping Aigue Marine, direttamente sulla spiaggia (22,50 a notte con acqua calda a pagamento). Pregustiamo un rigenerante tuffo in mare, ma dopo il montaggio della tenda, un temporale passeggero ci rovina il programma e chiudiamo così la serata con una pizza francese gonfia di emmental nel porticciolo che sembra essere l’unico centro attivo del posto.
Francia-Barcelona 2010 (parte 1: Liguria)
Nell’approssimarsi della partenza, questa di Pippo e Max, presa dal film-cartoon “In viaggio con Pippo”, è la canzone che risuona più frequentemente in testa a me, che mi sento Pippo, preso dall’entusiasmo dei preparativi e dallo sviluppo dell’itinerario, al figlio, che si guarda intorno sempre più dubbioso di subire una settimana più stressante che divertente, e alla consorte, che guarda entrambi tra il divertito e l’ironico, canticchiando il ritornello e benedicendo la sua scelta di rimanere a casa sola con il nascituro che le si ribalta nella pancia. Ma la decisione ormai è presa e nulla potrà ostacolarci! Partiamo subito in ritardo di almeno un’ora, ma un’avventura la si riconosce anche da questi piccoli particolari, quando non si hanno orari da rispettare; così alle 9,30 i nostri due eroi si affidano alla loro Focus (dopo averla fatta revisionare a puntino) come unica certezza di un viaggio pieno di incertezze. Il sole batte alto già dal primo ingresso autostradale e ci accompagna fino alla prima sosta, dopo l’uscita dal casello di Varazze. Sono le 11,39 quando ammiriamo il panorama del litorale ligure dalla collina sovrastante e decidiamo di proseguire attraversando tutta la Riviera di Ponente sulla Aurelia, costeggiando alcuni dei lungomari più affascinanti come Savona, Spotorno, Finale e Pietra Ligure, Loano e Albenga. Alle 14,43, dopo aver percorso 304 km., sosta pranzo ad Alassio e relativa visita al celebre Muretto, con relative firme di personaggi illustri. Ero stato qui l’ultima volta nell’83, insieme a Piergiorgio, per assistere al giuramento di Tiziano ad Albenga, in un fine settimana di cui riesco solo a ricordare il maltempo persistente e le firme dei giocatori della Nazionale campioni del mondo nell’82. Il Caffè Roma frequentato da Heminghway (il primo ad apporre la mattonella con la firma sul muretto) è inaspettatamente chiuso, così ci limitiamo a riempire bottiglie alla fontana del muretto, bevendo l’acqua che garantisce un sicuro ritorno ad Alassio. Pochi km e una breve sosta a Diano Marina, per mostrare al figlio la spiaggia sulla quale imparò a camminare, vicino all’Hotel Kristall di cui fummo ospiti per alcune estati. Quindi, arrivati a Taggia, propongo una visita a Triora, il paese delle streghe, che viene subito bocciata (perché il paese delle streghe effettivamente andrebbe visitato di notte, anche se la vista da lassù è mozzafiato), quindi evitiamo il traffico di Sanremo e riprendiamo l’autostrada verso la Francia, per evitare di arrivare in Costa Azzurra troppo tardi e crearci difficoltà nella ricerca di un campeggio.
In direzione Spagna
Il dado è (quasi) tratto. A distanza di circa 25 anni dall’ultima zingarata (un viaggio di tre settimane in giro per Parigi, la costa nord della Francia e i castelli della Loira), mi ritrovo, grazie al dodicenne che ha espressamente richiesto di poter provare l’esperienza del campeggio, a riorganizzare un viaggio di circa 2300 km, con destinazione Barcellona, attraversando in auto la Costa Azzurra, la Provenza e i Midi-Pirenei. Prenotiamo un albergo a Barcellona, magari fuori città, a Castelldefels se troviamo libero, che è sul mare e ci dovrebbe dare garanzie per rifocillarci da esseri umani per un paio di notti, le altre 4 notti in campeggio; gli obiettivi in questo caso sono Antibes, Aix-en-Provence (grazie ai prezionsi consigli di Mastrangelina), Perpignan (dove devo assaggiare la cucina come mi ha consigliato Piero), Montpellier e Nizza. Naturalmente nel corso del viaggio, previsto in sette giorni e sei notti (si parte l’8 e si torna il 14) saranno previste altre tappe che dovranno però essere confermate dagli imprevisti del viaggio. Lasciamo la puerpera a casa, così potrà rilassarsi senza dover pensare alle nostre necessità, e noi due uomini di mondo ci trasformiamo in avventurieri pronti a sfidare le incognite di un viaggio con poche certezze e molte incognite. Spero mi sia rimasto ancora un po’ di quello spirito incosciente dell’età giovanile per far fronte agli imprevisti, ma anche che il dodicenne non abbia troppo a prendere a simpatia questo tipo di trasferte tanto da farle diventare troppo spesso l’obiettivo delle sue (ormai certo prossime) vacanze senza genitori, ché non gli confesserò certo che da giovane, del suo genitore ben pochi amici si sarebbero fidati tanto da affidargli l’organizzazione di un viaggio !
Category
- Ambiente (52)
- Arte (21)
- Attualità (176)
- Brescia (83)
- Canzoni e poesie per diletto (13)
- Cartoline (40)
- Cinema (37)
- Codice stradale (46)
- Famiglia (53)
- Internet (147)
- Libri (51)
- Musica (106)
- Reminiscenze (120)
- Spettacoli (45)
- Sport (111)
- Varie (107)
- Post di servizio (14)
Pages
Blogroll
- A come adamo
- Albamarina
- Alberto Cane Blog
- Appunti Novalis
- Azzurro
- Bloggers for Burma
- Blogsome
- Blogsome Forum
- Blumannaro.net
- Cose dal mio mondo
- Creativity and communications
- Di tutto
- Felter Roberto
- Gianni Togni Blog
- Hikaru
- Il mondo di Gaz
- Joyray
- La cornacchia
- La ragazza dello sputnik
- La scuola raccontata ai nostri figli
- Maestro Antonio
- Miss Quarrel
- My web 2.0
- Non sogno
- Nyft
- Pandemia
- Saper vedere oltre...non è da tutti
- Sinusoide
- Tecnopassion
- The director's cup
- Tiziano Fogliata
- Trasmissione interrotta
- Tutta casa & scuola
- Wallynius
- We world web
- Web 2.0 and something else
Meta
Chat
Blog Badges
Cerca una parola all'interno del sito:
Brescia news
Recent Entries
- Ma quali Omega 3 !
- Religione commerciale
- Chiedo scusa
- Francia-Barcelona 2010 (parte 6: Linguadoca e ritorno)
- Francia-Barcelona 2010 (Parte 5: il ritorno in Francia)
- Francia-Barcelona 2010 (Parte 4: Barcelona)
- Francia-Barcelona 2010 (Parte 3: Pirenei Orientali)
- Francia - Barcelona 2010 (Parte 2: Costa Azzurra e Provenza)
- Francia-Barcelona 2010 (parte 1: Liguria)
- In direzione Spagna
- In punta di piedi
- Cartoline da...Noale (VE)
- Fuochi d'artificio
- Vent'anni
- Sarà un maschio


