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November 24, 2006

La vergogna di essere uomini

Categoria: Attualità - Autore: Robi

Domani, 25 novembre giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. (I dati successivi sono forniti dall’Istat e tratti da un’agenzia Adnkronos). 9 milioni 860 mila donne tra i 14-59 anni hanno subito nell’arco della loro vita almeno una molestia a sfondo sessuale. Si tratta del 55,2% del totale delle donne di 14-59 anni. Ma c’è un dato anora più sconcertante: solo il 18,3% delle vittime è stata violentata da un estraneo e il 14,2% da un conoscente di vista. Per il resto sono gli amici (?!?) ad essere più frequentemente i violentatori (23,5%), seguiti dai datori o colleghi di lavoro (15,3%), dai fidanzati/ex fidanzati (6,5%), dai coniugi/ex coniugi (5,3%). Secondo le cifre dell’Istat, nel caso delle sole violenze consumate, l’autore è un amico delle vittime addirittura nel 23,8% dei casi, il coniuge o il convivente (o l’ex coniuge/convivente) per il 20,2% e il fidanzato o l’ex fidanzato per il 17,4%, mentre le violenze da parte di estranei riguardano appena il 3,5% delle donne che hanno subito violenza sessuale. I luoghi più a rischio sono quelli più familiari per le donne: il 15,8% delle vittime ha subito violenza, tentata o consumata, a casa propria o negli spazi attinenti, l’11,8% al lavoro o negli spazi circostanti, il 9,3% a casa di amici, di parenti o di conoscenti e un ulteriore 6,9% a casa dello stesso aggressore. Non mancano le molestie sui posti di lavoro: sono 373 mila (il 3,1%) le donne di 15-59 anni che nel corso della vita lavorativa sono state sottoposte a ricatti sessuali: in particolare l’1,8% per essere assunte e l’1,8% per mantenere il posto di lavoro o avanzare di carriera. Secondo l’Istat è bassa la percentuale di donne vittime di violenza che hanno denunciato l’accaduto, e con dati del genere, alla mano, non vedo come ci sia da stupirsi, c’è evidentemente qualcosa che proprio non riesce a funzionare nei rapporti tra maschi e femmine, ma come al solito, invece di studiarne le cause più profonde, fa evidentemente più comodo enfatizzare la paura degli sconosciuti, quando invece il pericolo è più vicino di quanto si possa immaginare. Ma allora non c’è proprio via d’uscita ad una vita governata soltanto dalla paura ? E com’è che sono sempre e solo le donne stesse, ovviamente in quanto vittime, a reclamare giustizia, mentre molto difficilmente si sentono al riguardo le voci degli uomini, quantomeno a titolo di personale vergogna per essere parte di una categoria capace di azioni simili ? E vergogna a parte, che è sicuramente un sentimento umiliante, ma che immagino non si avvicini nemmeno lontanamente all’umiliazione di chi viene a trovarsi vittima in queste situazioni, come possiamo concretamente contribuire ad una inversione di tendenza che non dipenda solo dall’inasprimento delle pene (non si può sempre giocare sulla paura) ma anche con una cultura più votata al rispetto degli altri, all’uguaglianza, alla pazienza e all’affermazione comune, non solo personale, all’interno di famiglia e società? Poichè la felicità di un uomo passa sempre attraverso la serenità di una donna, che non può appropriarsi di questo stato d’animo se non grazie all’ottenimento della propria libertà.

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