Deontologia professionale
Che le parole di mons.Bagnasco fossero state strumentalizzate, non avevo dubbi. Per deontologia professionale, lui ha il diritto e il dovere di fornire le interpretazioni della fede in qualsiasi campo, sia che esse siano condivisibili dagli stessi fedeli oppure no, ma grazie ad una informazione avida di “scoop”, “boom” e polemiche come molta di quella italiana, mi meraviglio ancora che qualcuno si accontenti di assorbire le notizie così come vengono proposte. Mi viene da paragonare certa stampa alle catene di Sant’Antonio che si divulgano via e-mail, dove basta gridare “al lupo-al lupo ! ” per ottenere, anche dai più ingenui avventori, una notevole visibilità e divulgazione. C’è da domandarsi davvero l’utilità di un ordine, se il significato di “deontologia professionale” è ormai travisato e oscurato. Cosa che, a sentire la requisitoria del pm Corsi nel processo di Cogne (“se avesse confessato subito, oggi avrebbe finito da tempo di pagare per il suo delitto. Avrebbe trascorso un periodo agli arresti domiciliari. E poi avrebbe beneficiato del provvidenziale condono. Non ci sarebbe stato tutto questo tam-tam mediatico. Ma è ancora in tempo”, come dire “E dacci ’sto colpevole, noi in toga diventiamo tutti bravi, tu te ne torni a casa e tutti sono contenti”) non riguardo solo l’ordine dei giornalisti. Sì perchè sono convinto che dietro ad ogni storpiatura, falsificazione, strumentalizzazione o forzatura di notizie, c’è alla fine solo qualcuno che ci guadagna. Ma chi, e da che parte ?
