Aspro e dolce - Mauro Corona

Voglio dire innanzituto che ho il massimo rispetto per chiunque scelga di condividere le proprie esperienze, i propri ricordi e i propri pensieri, sia che siano scritti in un libro, in una scultura, in un quadro o una canzone, una poesia, una melodia o un blog, per cui anche se le mie sensazioni nella lettura di questo libro non sono completamente positive, non intendo assolutamente sminuire la dimensione artistica dell’autore, sulla quale non ho il minimo dubbio. Non per questo ritengo però che ogni artista possa partorire sempre dei capolavori, e questo infatti non è il caso di “Aspro e dolce“, un libro che mi appare tanto prezioso quanto lo possono essere un album di fotografie, una serata di ricordi all’osteria, la visita ad un amico ritrovato, ma che proprio per questo perde la connotazione di libro inteso come narrazione, e del resto non lo si può definire un romanzo, ma non la trova nemmeno come semplice autobiografia. Per certi versi dà l’impressione di essere stato scritto troppo in fretta, forse per cercare di tenere vivo l’interesse in seguito all’imprevisto successo del libro precedente, eppure è di una sincerità a volte disarmante, se si esclude il tentativo forzato di trovare una retorica anche in episodi che forse non meritano tanto. Non credo nemmeno che l’autore con queste pagine abbia cercato veramente di mettere in guardia i lettori dai rischi dell’alcol, anzi, specialmente i lettori più giovani ne potrebbero addirittura rimanere affascinati, del resto Mauro Corona deve farsi una ragione di essere ormai un “eroe” per molti di loro. In compenso credo che serva invece per far guardare con maggior comprensione e tenerezza ai bevitori incalliti, una specie di “mea culpa” nei propri confronti e di perdono nei confronti di coloro che hanno fatto del bere un’autentica scuola, rovinando inconsapevolemente la propria vita così come quelle dei seguaci. Le parti più intense, più emozionanti e quindi più belle sono invece quelle che riguardano i ricordi degli amici, i compagni di bevute, di viaggi, di avventure, di scalate e di fatiche. Sbaglierò, ma credo che Corona, se potesse decidere, vorrebbe non aver scritto un libro solo che parli di loro tutti, ma un libro per ciascuno di loro, perchè non debbano essere solo dei comprimari della sua autobiografia, ma perchè meriterebbero di essere protagonisti delle sue storie, raccontate dai loro punti di vista. 400 pagine a volte lente, a volte fastidiose, a volte tenere. E’ un libro che fa venir voglia di rivedere gli amici, ed è proprio a questo che sto pensando infatti per un prossimo post.
