Illahee vuol dire Terra-che-da’-conforto (lingua degli indiani della Columbia Britannica, Canada) Non un posto per carburare o riposare, ma un luogo dove il nostro spirito possa sentirsi accolto, coccolato, atteso. Non un posto da dove poter guardare lontano, ma un luogo dove sentirsi all’interno di qualcosa di più grande, un grembo in cui piangere, sorridere e respirare. Il mio Illahee è un palcoscenico, uno qualsiasi, ma che abbia tavole di legno su cui camminare e che sia affacciato su una platea. Le poltroncine, gli spettatori, le quinte, le luci, la galleria, i camerini, sono tutti dettagli irrilevanti che spesso contrastano con il mio Illahee. Non è importante nemmeno che io sia al centro di questo palcoscenico, non sto parlando necessariamente di una esibizione, ma semplicemente dello starci sopra, anche al buio, anche da solo, anche in silenzio, e guardare verso la platea buia che non minaccia nè giudica, nè aspetta.
E voi, qual è il vostro Illaahee ? Se volete, ditelo lasciando un commento.




Il bello è che ci ho anche dovuto pensare!!!
E poi mi sono ricordata la sensazione: e non ho avuto dubbi.
Il mio ILLAHEE è una montagna: ed io sono a casa in ogni suo punto. Ai suoi piedi, a mezza costa, sulle sue cime. Cambia il punto di partenza ma l’infinito è sempre lo stesso…