CoRobi

Intendersi di nulla eppure interessarsi di tutto

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1. Lilla said in November 20, 2007

Il bello è che ci ho anche dovuto pensare!!!
E poi mi sono ricordata la sensazione: e non ho avuto dubbi.

Il mio ILLAHEE è una montagna: ed io sono a casa in ogni suo punto. Ai suoi piedi, a mezza costa, sulle sue cime. Cambia il punto di partenza ma l’infinito è sempre lo stesso…

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2. Sergio said in November 21, 2007

Di “illahee” penso di averne più di uno. Forse dipende anche dalla stagione.
In questo periodo il mio “illahee” è la mia poltrona, non in quanto poltrona, ma perché in essa mi “sprofondo” (è proprio il caso di dirlo) nella lettura di libri, che, ti assicuro, non sono pochi.

Anch’io quando mi trovo su un palcoscenico, o, comunque, davanti ad un pubblico, sia come corista, ma anche come presentatore dello spettacolo e dei vari brani, mi trasformo e mi sento in contatto con chi mi sta davanti, non con le singole persone, ma con l’assieme; quasi quasi, riesco a capire cosa desideri ed anche, e questo è molto importante, se si tratta di un pubblico attento. Capisco anche se ho davanti dei “generosi”, cioè che comunque applaudono, o dei competenti che riescono a selezionare ed a gradire, o no, quello che gli proponi.
Direi che, tutto sommato, è una bella esperienza.

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3. Laura said in November 21, 2007

Il mio ILLAHEE…non trovo un posto che lo sia veramente.
Forse e’ personificato dai miei gatti, concentrati pelosi di puro amore. O nell’abbraccio di un’amico…ecco, questa e’ la mia terra-che-da-conforto.
Vale lo stesso…? ;oP

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4. annarita said in November 22, 2007

Il mio Illahee è ovunque com me, un angolo della mia mente o del mio interiore in cui ho accesso soltanto io, che nessuno conosce e da cui traggo l’equilibrio e l’energia per andare avanti giorno dopo giorno nella vita……cercando di sdrammatizzare s’intende;)

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5. annarita said in November 22, 2007

Dimenticavo…ho segnalato il post nella sidebar del mio blog:)

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6. Robi said in November 23, 2007

@ Lilla: Sono stato molto indeciso anch’io riguardo ad una cima in particolare che mi è molto cara. Del resto è molto facile trovare il proprio Illahee di fronte all’infinito del creato, davanti al quale siamo così piccoli…
@ Sergio: il mio rapporto con il palcoscenico è più intimo, a volte quasi disturbato dagli spettatori. E’ più un esigenza fisica, che è strettamente personale e non ha nulla a che vedere con l’esibizione. Un vecchio difetto che ha condizionato non poco la mia vita artistica.
@ Laura: SEcondo me vale lo stesso solo se riesce sempre a farti sentire te stessa e non è condizionato dallo stato d’animo dell’altra persona,il che però diventa quasi impossibile.
@ Annarita: Se ti basta trovarlo da lì, sei da invidiare, io non ci riuscirei, ho bisogno di qualcosa di fisico. Grazie per la segnalazione nel tuo blog, sei sempre fortissima.

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7. delias said in November 25, 2007

non è facile, e soprattutto sono d’accordo con chi scrive che secondo momenti e tempi questo puo cambiare….ma le sensazioni che descrivi del palco somigòliano molto alle mie, ma legate ad un palco speciale. Ma fosre il vero ILLAHEE , quando lo spirito lo stato d’animo , la crisi più o meno costante lo consente, è una chiesa vuota. Grazie per avermici fatto pensare!Delia

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8. Robi said in November 25, 2007

@ Delias: Anche qui, non tutte le chiese sono uguali. Io una in particolare in mente ce l’avrei, e sono sicuro che anche tu…

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9. silvia said in November 26, 2007

Non esiste un luogo del genere per me, se non la mia stanza quando sono sola…è l’unico luogo sicuro…e c’è soprattutto un momento della giornata molto particolare in cui provo queste sensazioni: quando mi distendo a letto (sotto il piumone…quindi, soprattutto d’inverno) prima di addormentarmi la sera e magari non ho tanto sonno…il riparo delle coperte mi dà conforto!! Un bacio, Silvia!

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