CoRobi

November 22, 2007

Uriah Heep

Categoria: Varie, Libri - Autore: Robi

Fin dall’antichità, ci si stringe la mano per dimostrare fiducia (un tempo era il modo per assicurare di non avere armi in pugno), per esprimere disponibilità e correttezza. Ma essendoci in questo gesto un contatto fisico, le sensazioni cambiano a seconda del tipo di stretta che si riceve. Personalmente non ho mai apprezzato le strette troppo decise, quelle che sembrano voler “importi” la propria fiducia (che, causandoti dolore già da subito, difficilmente raggiungono l’obiettivo desiderato), mentre quelle appena accennate, date quasi a “mano morta” mi danno la sensazione di un’espressione di scarso rispetto, o di indifferenza. Nel caso poi la mano sia fredda o sudata, la mia sensazione è di avere di fronte un novello Uriah Heep, il personaggio del David Copperfield di Dickens, untuoso e ipocrita amministratore che ruba di nascosto parte del patrimonio di Micawber, prima di essere scoperto e arrestato. Non c’è giorno in cui non mi capiti di stringere la mano a qualcuno, e questi contatti continuano ad emettere sensazioni diverse, condizionando, spesso a torto, le sensazioni riguardo al mio interlocutore. Considerando che esistono corsi per management dove si insegna anche a stringere le mani nel modo giusto, è certamente sbagliato lasciarsi impressionare soltanto da un gesto, e tuttavia l’errore è anche quello di abusare di questo contatto, che meriterebbe di essere espresso soltanto a ragion veduta, quando la fiducia è un valore da mettere sul piatto al momento di un accordo per esempio, e non limitarlo unicamente a segno di saluto, per il quale magari un piccolo inchino, alla giapponese, potrebbe essere più che sufficiente.

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