Esistono luoghi immensi dove la minuzia di ogni singola vita umana è così evidente da smantellare la naturale presunzione di grandezza degli uomini, i quali, forse proprio per tentare di limitare questa evidenza, sono dai tempi della Torre di Babele tentati di costruire grandiose opere, per loro eterno ricordo. Eppure, in questo vanesio contesto, un piccolo uomo è da centinaia di anni ricordato per la sua umiltà, letizia e povertà. Una piccola chiesupola, maldestramente riassestata da un manipolo di frati inesperti appare come il centro di una religione ridondante, che si erge con una basilica (Santa Maria degli Angeli) a proteggere, quasi esageratamente, questa Porziuncola apparentemente insignificante, ma di un valore così inestimabile. Pochi chilometri più avanti, la collina medievale su cui è arroccata Assisi, manifesta tutta l’appariscenza di questa religione dedicante proprio a Francesco, il piccolo frate che scelse la povertà alla ricchezza, una Basilica maestosa e altera, e ai suoi compagni e a coloro che ne seguirono la scelta, altre magnifiche basiliche che sembrano contrapporsi proprio alla modestia dei protagonisti. Assisi, che è già meravigliosa di per sè per quella sua aria di antica fortezza arroccata a difendersi dagli stranieri invadenti, appare come la culla della religione cristiana, che in nome della povertà erige grandezze. E’ ancora come in quel 1210, quando Papa Innocenzo III, nello sfarzo di San Giovanni Laterano, si prostrò ai piedi del frate vestito di una tunica stracciata, riconoscendo in lui l’uomo in grado di sorreggere la Chiesa intera. Immagini opposte di un unica entità, aliti di uno stesso respiro, che ad Assisi convivono intensamente, a disposizione di ogni cuore in cui talvolta prevale l’una e talvolta l’altra. Nel mio, gli inginocchiatoi nella Porziuncola, la lunga discesa (e ritorno in salita) a San Damiano, il silenzio dell’Eremo delle Carceri, la tomba di Francesco in mezzo a Masseo, Leone, Tancredi e Rufino, e la veste del santo nella Basilica di San Francesco, la tomba di Santa Chiara nella Basilica a lei dedicata, sono le immagini che rimangono più intense, insieme al suono delle campane della Basilica a mezzodì, che posso condividere con il breve video qui sotto (necessita installazione di Flash Player 9, e ha qualche problema con Firefox).
Per il resto, il soggiorno, leggermente infastidito dall’inadeguatezza del servizio pubblico, con autobus inconcepibilmente inadeguati e insufficienti a trasportare un afflusso forse inaspettatamente intenso di turisti e pellegrini, è stato allietato anche della festa di fine anno nella Piazza del Comune, con classico concerto rock e fuochi artificiali, mentre il ristoro del self service “Foro Romano” è stata un’adeguata (ed economica) alternativa al cenone, anche in considerazione della presenza di prole tutt’altro che interessata al cibo locale. Rimane il rimpianto di una puntatina a Gubbio, ma la distanza di circa 50 Km. ci avrebbe costretto ad una visita troppo rapida, che ci ripromettiamo però di non farci mancare all’ indubitabile prossima occasione.
Campane della Basilica di San Francesco in Assisi from Robi on Vimeo.
















