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Intendersi di nulla eppure interessarsi di tutto

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1. tfrab said in January 13, 2008

si può discutere, e anche parecchio, su pregi e difetti degli inceneritori.
che emettano PCB è estremamente inverosimile: a dirla tutta il PCB è il classico inquinante che è meglio distruggere con un inceneritore invece che rischiare si propaghi nell’ambiente.

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2. Wally said in January 13, 2008

Le tue preoccupazioni sono legittime. Ma il pastolotto di Grillo e quello che lui cita da ambientebrescia.it mi è sostanzialmente indigesto per molti motivi. La disomogeneità nei dati fra una cascina e l’altra del latte inquinato si può spiegare anche con “procedure errate” (eufemismo) nello smaltimento dei rifiuti da parte di molte industrie nella zona. Una delle due cascine di San Zeno coinvolte è purtroppo a valle di una zona in cui fino a qualche tempo fa si sarebbe potuto scaricare sostanze inquinanti senza essere visti. Un comportamento incivile e piuttosto diffuso, purtroppo.

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3. Alberto said in January 13, 2008

Rimane indiscusso che la lobby degli inceneritori fa di tutto perché non aumenti la raccolta differenziata che va contro i suoi interessi.

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4. pieroC said in January 13, 2008

Temo che le decisioni politiche degli ultimi giorni sul “caso Pianura” in Campania intendano utilizzare l’emergenza per legittimare ed adottare scelte di lungo periodo. In questi giorni, anche attraverso un bombardamento mediatico, intriso di superficialità e luoghi comuni sembrerebbe, infatti, che l’emergenza rifiuti in Campania possa risolversi soltanto attraverso discariche ed inceneritori, senza la consapevolezza che ciò rappresenta una strategia politica di lungo periodo e non unicamente la risoluzione del contingente.

Si vuole attuare una precisa scelta politica, oggetto di ripensamento in tutta Europa, ovvero sbilanciare la gestione dei rifiuti sulla realizzazione degli impianti, piuttosto che sulla politica delle “r”: riduzione dei consumi, raccolta differenziata, recupero, riparazione, riuso, riciclaggio.

Si vuole attuare una precisa scelta politica: realizzare in Campania tre impianti di incenerimento nel territorio della provincia di Salerno, ad Acerra (Napoli) e a Santa Maria La Fossa (Caserta). L’impianto di Acerra, come è noto, privo di valutazione d’impatto ambientale e vetusto nelle tecnologie, come ampiamente dimostrato dalla Commissione bicamerale sui rifiuti, è altresì sovradimensionato, e dunque per essere economicamente vantaggioso, dovrebbe bruciare quantità di CDR (combustibile derivato da rifiuti) in proporzioni tali da scoraggiare e quindi pregiudicare la raccolta differenziata e la filiera virtuosa ad essa riconducibile, determinando, come evidenziato dalla Corte dei Conti, anche un danno patrimoniale alle finanze locali.

L’orientamento dettato dall’emergenza intende sbilanciare la gestione del ciclo integrato dei rifiuti a favore di un sistema di combustione classica, assegnando la funzione principale all’ipotesi di incenerimento dei rifiuti, indicata invece residuale e marginale dalla normativa e dalla giurisprudenza vigente.

Per invertire radicalmente la rotta della politica dei rifiuti in Italia bisogna uscire dal cul de sac del cip 6 (poi certificati verdi), ovvero abrogare definitivamente, anche per gli impianti già realizzati, la delibera n. 6 del comitato interministeriale prezzi (cip) che nel 1992 dichiarava, unico Paese in Europa, il rifiuto fonte rinnovabile, prevedendo sovvenzioni pubbliche per gli impianti di incenerimento. È bene dirlo che il cip 6, prelevando le risorse direttamente dai cittadini, attraverso una quota posta nelle bollette dell’energia elettrica, ha influenzato, negli ultimi quindici anni, la politica dei rifiuti in Italia, incentrandola prevalentemente sulla fase terminale, appunto sullo smaltimento e sulla progettazione e realizzazione di impianti di incenerimento. Attraverso il cip 6 dunque sono state alimentate sacche parassitarie e rendite finanziarie che hanno avuto quale loro principale obiettivo quello di bruciare la maggior quantità di rifiuti “tal quale”, impedendo ed ostacolando, in alcune aree più di altre, il decollo della raccolta differenziata. I finanziamenti pubblici provenienti dal cip 6 hanno influenzato gli strumenti di pianificazione regionale e rallentato, non soltanto lo sviluppo della raccolta differenziata, ma altresì lo sviluppo di vere fonti di energia pulita e rinnovabile come l’eolico ed il fotovoltaico. Una pratica quella dell’incenerimento che alimenta lo spreco, con una resa energetica del 10-15% contro un dispendio di risorse che l’energia prodotta non compensa neppure lontanamente. Una pratica che incentiva la realizzazione di impianti che a pieno regime producono, al di là delle tossiche e nocive polveri ultra-sottili, una quantità di ceneri tali da richiedere la realizzazione di discariche in grande quantità per collocare i nuovi rifiuti prodotti dalla combustione. In questo senso basta fare un giro a Montichiari dove vengono tumulate le ceneri e le polveri del megainceneritore di Brescia, condannato tra l’altro da una recente sentenza della Corte di Giustizia.

Si prenda dunque con serietà e rigore l’ipotesi di passare da metodi primordiali di smaltimento quali “il fuoco e le buche” a modelli già sperimentati con successo in alcune parti d’Italia come il trattamento meccanico biologico “a freddo”. Si utilizzi l’emergenza come una grande occasione di rilancio e rinnovamento e non come il pretesto per affermare scelte che guardano indietro, ovvero all’era del fuoco.

Alberto Lucarelli

Ordinario di diritto pubblico

Università di Napoli Federico II

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5. Lilla said in January 14, 2008

Bel post, davvero un’ottimo esempio di comunicazione ambientale. Niente politica, niente allarmismi, nessuna polemica. Solo un’esposizione dei fatti… 10++ :)
L’avvocato, invece, non ha fatto comunicazione ma solo proselitismo…

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6. Robi said in January 14, 2008

@ tfrab: E’da dimostrare infatti che siano gli inceneritori in quanto tali a produrlo, piuttosto che il problema nasca dalla tipologia del materiale che viene incenerito.
@ Wally: Condivido appieno il tuo eufemismo. A chi conosce bene la zona non può sfuggire una possibile e più che reale alternativa al riguardo.
@ Alberto: Ma possibile che questo paese sia sempre in balia di qualche lobby in grado di anteporre i propri interessi a quelli di tutta la comunità ?
@ pieroC: Credo di aver capito che l’opinione del dr. Lucarelli sia anche la tua. Se ho capito bene sei di quelle parti anche tu, se è così, saresti disposto ad aspettare i tempi per l’attivazione di una gestione biologica a freddo (che io peraltro condivido), con i sacchetti davanti a casa ?
@ Lilla: Devo dare adito però che anche certi ragionamenti “moderati” a volte sono la conseguenza di una provocazione o di una polemica. A ciascuno il suo.

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