I visitatori più assidui e attenti di questo blog avranno notato un cambiamento di ribbon, in alto a destra. In sostituzione di quello rosso per la Birmania, è stato inserito quello nero per il Kenya. Non certo perchè la crisi in Birmania sia stata risolta, e nemmeno perchè la crisi del Kenya sia più sanguinosa di quella in Uganda o nel Darfur, purtroppo riempirei il blog di ribbon se volessi citare tutte le crisi più intense ed ignorate della Terra, mentre non sono in grado di farcene stare attualmente più di uno; semplicemente mi è capitato di legger il blog di Luca “Handicap e rivoluzione” dove l’argomento viene approfondito e, almeno in parte, chiarito, oltre a quelli di BlogAlessandria dove è pubblicato un accorato appello dott. Gianfranco Morino, un chirurgo che lavora da anni presso il Mbagathi Hospital, ospedale governativo vicino a Kibera, per una sottoscrizione a favore di chi ha perso tutto. Appello che segue quello dell’Unicef che ha stimato che almeno 100 mila bambini abbiano perso le proprie case in Kenya da quando, il 30 dicembre, e’ stato annunciato il risultato delle elezioni presidenziali. Come dal blog News dall’Africa, rimango sconcertato dalla scarsità di informazioni e di articoli che è possibile reperire sui giornali, in Tv, ma anche nella blogosfera. Quasi che un conflitto etnico (ammesso che così possa essere considerato) possa passare in secondo piano rispetto a quanto accaduto per esempio solo pochi mesi fa nel Myanmar. Eppure anche qui certamente c’è chi fomenta, chi ci guadagna, e, come sempre, chi perde tutto. E c’è chi si preoccupa solo per sapere se ci si potrà fidare ad andare in ferie nei prossimi mesi.
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I giornali devono vendere e purtroppo è più facile vendere gossip che informazione. Per questo la libertà di stampa non può esistere finchè ci sarà di mezzo il fatturato. Però comincio a temere che anche la blogosfera riesca a scaldarsi solo se guidata da mani sapienti che, temo, possano avere vantaggi dalle mobilitazioni generali in fatto di strumentalizzazione degli eventi.
Qualcosa si può fare.
Di concreto temo di no, forse solo cercare di urtare l’opinione pubblica ? Ma la gente dimentica presto…



” … rimango sconcertato dalla scarsità di informazioni e di articoli che è possibile reperire sui giornali, in Tv, ma anche nella blogosfera. …”
Hai provato ha vedere, ad esempio su Corriere.it, la classifica degli articoli più letti? Dacci un’occhiata e troverai la risposta!
Io condanno questo modo di fare giornalismo, però, la mia condanna singola vale ben poco. L’unica battaglia che si può fare è non leggere gli articoli che parlano, ad esempio, di gossip; si può vivere anche senza conoscere cosa fanno la Bruni o Naomi Campbell ed i relativi partner.