La precarietà è davvero diventata un simbolo della nostra italianità. Lavorare attorniati da avvoltoi pronti a colpirti al tuo primo sbaglio è una quotidianità che in molti condividono alla pari del nostro attuale presidente del consiglio; teste appoggiate al ceppo in attesa che prima o poi una scure si sollevi e definitivamente ponga fine ad ogni respiro, velleità, speranza. Non so, sarà per una questione di tenerezza, sarà la sindrome di Davide contro Golia, l’ingenua speranza che lo scudetto per una volta possa essere vinto ancora dal Parma, dal Palermo, dall’Udinese o dall’ Empoli, ma sorriderei se Prodi oggi ce la facesse.
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Anch’io farei un sorriso, però non so quanto questo sorriso potrà durare.