Parola mia, è l’ultima volta che compro un vino bianco fidandomi dei consigli di un commerciante ! Giorni fa, in una cantina sulla sponda veronese del Lago di Garda, cercavo un vino bianco da tavola. Non sono un bevitore, non sono un esperto ma mi piace bere giusto un bicchierino a pasto. Ma se in fatto di vino rosso, posso contare su una eccellente produzione a carattere famigliare, con il vino bianco faccio sempre una gran fatica a trovare il prodotto giusto. E’ un bel problema infatti farsi capire dai commercianti in fatto di gusto e sapore e spesso le promesse vengono disattese. A me il vino piace secco, fermo, con gusto morbido e di moderata acidità. Ma anche questa volta, nonostante le assicurazioni del commerciante che mi avevano garantito una qualità eccezionale per la vendemmia 2007, il Trebbiano di Lugana acquistato non ha rispettato le mie richieste. Ho apprezzato in passato altre vendemmie di Lugana, ma questa non fa al caso mio. D’ora in poi si compra solo previo assaggio !
Bigoli con la renga
Ci sono cose che si imparano solo viaggiando e fermandosi a gustare i piatti locali. Ieri, in quel di San Martino Buon Albergo, ho imparato che Renga non è solo un eccellente cantante bresciano, ma anche un eccellente pesce (in sostanza è un’aringa, ma in dialetto veronese viene chiamata appunto “renga”) che fa parte di alcuni piatti tipici veronesi preparati tradizionalmente il mercoledì delle ceneri. A Parona per esempio si svolge ogni anno, proprio il mercoledì delle ceneri, la festa della renga, momento di chiusura delle festività carnevalesche veronesi e da sempre sinonimo di sfrenati festeggiamenti ! Io, che non potevo certo concedermi anche i festeggiamenti, mi sono limitato a gustare un ottimo piatto di bigoli con la renga, un piatto molto gustoso e piuttosto piccante (la renga viene preparata appositamente affumicata e salatissima !) da smorzare con un Valpolicella Superiore Ripassato. Un pranzo che fa decisamente passare in modo molto meno indolore anche un giorno di magro ! Peccato dover aspettare il prossimo anno per un nuovo assaggio !
Qui si sogna
Un film è bello solo quando piace a tutti ? Quando non piace a nessuno, ma soltanto alla critica ? Oppure quando è controverso ? Certamente “Mr. Magorium e la bottega delle meraviglie” è un film controverso, a qualcuno piacerà molto, e a molti non piacerà per nulla. Dipende sempre da quello che uno si aspetta. Qui non è la trama, la storia, gli effetti speciali, i colpi di scena, il divertimento che predominano su tutta la pellicola, ma il sogno. Quando si sogna è inutile cercare un significato, oppure un senso. D’accordo, avere fiducia in se stessi potrebbe essere una morale, ma non credo che sia l’obiettivo principale di Zach Mills, anche se probabilmente il marketing e la produzione non potevano fare a meno di personaggi e situazioni cari alle fiabe: il bambino solitario, l’addio, il mago, l’incertezza,gli amici. A volte non è indispensabile andare a vedere un film per farsi delle domande, o per imparare qualcosa. Tuffarsi in luci e colori, in un mondo fiabesco dentro il mondo reale può essere un’illusione ma anche l’espressione del mondo nascosto in molti cuori, che per essere svelato ha bisogno di essere condiviso e compreso anche da qualcun altro.

Qualità
Parola di cui sarebbe necessario rielaborare il significato.
Almeno in Italia, dagli sviluppi del progetto originario, a metà degli anni ‘90, le garanzie assicurate da tale certificazione (Iso 9000, Iso 9001, Vision 2000, Iso 14000 e quant’altre) non mi pare che rispettino le aspettative di quel progetto, così come non appare a Jakala, a Ladybaudelaire84 e Prodigit, per esempio. Secondo me le idee di partenza erano buone, avrebbero potuto dare impulso alla professionalità, spazio all’alternanza, aumentare l’esperienza. Invece, nonostante le aziende sembrino insistere (probabilmente ormai per una questione più di necessità che di vera comprensione per quei concetti) su questa strada, sono proprio gli operatori, i responsabili ed gli imprenditori a disconoscerne l’utilità, non riuscendo tuttavia a decretarne il fallimento. In tempi dove si fa un gran parlare di qualità, alta qualità, garanzie di qualità, è proprio il significato della parola stessa a non convincere, perchè non si è riusciti, come succede spesso del resto, ad evitarne la soggettività. Allora, se il significato non è uguale per tutti, può invece esserlo un timbro su una carta. Per quello, in fondo, basta pagare.
Mai fine
Mentre in Kenya la mediazione di Kofi Annan sembra aver raggiunto una prima intesa per mettere fine alle violenze nel paese, scoppia una nuova crisi in Ciad, uno dei paesi più poveri del mondo, in cui i ribelli ostili all’attuale governo stanno tentando un golpe per rovesciarne i vertici. C’è una testimonianza sul Blog di Illuminato Butindaro, mentre un po’ di storia è ben riportata su Lettera 22.
Giornata della vita consacrata
O me! O life!… of the questions of these recurring;
Of the endless trains of the faithless–of cities fill’d with the foolish;
Of myself forever reproaching myself, (for who more foolish than I, and who more faithless?)
Of eyes that vainly crave the light–of the objects mean–of the struggle ever renew’d;
Of the poor results of all–of the plodding and sordid crowds I see around me;
Of the empty and useless years of the rest–with the rest me intertwined;
The question, O me! so sad, recurring–What good amid these, O me, O life?
Answer:
That you are here–that life exists, and identity;
That the powerful play goes on, and you will contribute a verse.
O me! O vita! Per queste domande ricorrenti,
Nelle sterminate folle di infedeli, nelle città piene di stolti,
In me stesso, sempre a biasimare me stesso (e chi più stolto di me, chi più infedele?)
Negli occhi che invano bramano la luce, nel significato delle cose, nella lotta che sempre si rinnova,
Negli scadenti risultati di ognuno, nelle folle sordide e stanche che vedo attorno a me,
Nei vuoti e inutili anni dell’oblìo, con l’oblìo che a me si avvolge,
La domanda, o me! Così triste e ricorrente - Cosa vi è di buono in tutto questo, o me, o vita?
Risposta:
Che tu sei qui - che la vita esiste e l’identità,
Che il potente gioco continua, e tu puoi contribuire con un verso.
Traduzione tratta da Nonlinear
Carnevale 2008
E’ vero, in teatro sono stato anche Arlecchino. Eppure il Carnevale non è mai stata una festa alla quale ho amato partecipare. Probabilmente perchè, al solito, quando una festa viene vissuta a livello popolare, è troppo facile equivocarne le ragioni storiche. Il Carnevale è infatti una festa cristiana (Carnevale=privazione della carne, il periodo della quaresima in cui non si mangia carne). Diversamente da altre manifestazioni religiose però, essa è vissuta favorevolmente anche dai non cristiani, per la proverbiale goliardia con la quale la giornata (che per molti è un interno periodo) viene proposta. Bisogna anche dire che le stesse maschere della commedia dell’arte, storicamente, hanno poco a che fare con questa festa, almeno fino al 1700, quando le compagnie italiane hanno cominciato a rappresentarle durante questo periodo, legando quindi i personaggi e le maschere al significato carnevalesco. Oggi che anche Arlecchino, Brighella, Balanzone, Pantalone, Colombina, Pulcinella sono in recessione, ci sono nuovi personaggi, che nella commedia dell’arte potrebbero essere tranquillamente compresi, che stimolano la fantasia per creare nuove maschere. Una di queste è Willy Wonka, il protagonista del film “La Fabbrica del Cioccolato“, che è stata la richiesta di mio figlio per quest’anno. Più che una maschera è un costume, ma la richiesta è affascinante, e anche abbastanza originale. Ora però, si apre la caccia per trovare gli accessori che, non essendo facilmente recuperabili, stimolano la preparazione, modificano in qualche modo anche l’idea di base e scaturiscono un personaggio molto personale, somiglia più a un dandy inglese dell’ ‘800. E la festa quasi assume di nuovo un significato.
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