L’oscuramento (anche se parziale) del sito francese Not2be.com, dove venivano pubblicate alcune votazioni espresse da studenti nei confronti dei loro insegnanti, apre una questione molto problematica tra chi è deputato a distribuire giudizi e chi è destinato unicamente a riceverli. Alberto Cane ha riportato in un post, efficacemente commentato, la notizia in modo da confrontare le varie opinioni, chiedendo se sia giusto o no che gli studenti diano i voti ai loro professori. Proviamo ad immaginare una situazione del genere qui in Italia, dove gli insegnanti sono spesso sul banco degli imputati per via di filmati su YouTube, azioni punitive nei confronti e degli studenti, assenteismo ecc. Soprassedendo la questione legata al giudizio, che è puramente soggettivo, è evidente che i voti cattivi finirebbero per essere maggiormente amplificati rispetto a quelli buoni, per cui diventerebbe fin troppo facile screditare un insegnante per ritorsione, e sappiamo bene quanto sia difficile ricostruire per chiunque una dignità dopo averla persa pubblicamente. Tuttavia gli studenti stessi avrebbero il diritto di aspettarsi sempre il meglio della professionalità, conoscenza e capacità possibile, considerando che la loro vita sarà per sempre condizionata dal ruolo rivestito dall’insegnante nella loro formazione. Considerando che queste fantomatiche graduatorie non potrebbero incidere sulla scelta di assegnazione delle cattedre, forse si finirebbe per rincorrere nei vari istituti l’insegnante “con i voti più alti” causando una saturazione di richieste che avrebbe poi necessità di essere gestita dai dirigenti scolastici, con quali criteri di scelta ? Per non dire poi di quanto potrebbe giovare in tal senso una buona pubblicità, magari incentivando anche i votanti con facili “voti di scambio”, noi italiani sappiamo bene di cosa parliamo, vero ?
E’ fin troppo evidente che un insegnante diventa “ottimo” quando riesce a costruire un rapporto con lo studente che va al di là delle semplici nozioni letterarie o scientifiche, e proprio per questo anche il miglior insegnante può non trovare in qualche studente il giusto equilibrio, il giusto ambiente per riuscire ad entrare in contatto con il cuore e con la mente di chi ascolta. Del resto quale funzione vorremmo che la scuola avesse ? Insegnare la teoria delle cose, la pratica delle cose, o a diventare “persone”, o tutte quante queste cose ? E’ già evidente quanto il metro di giudizio potrebbe variare anche solo per queste piccole grandi sottigliezze. Ancora oggi, parlando con alcuni studenti, emerge una evidente distanza tra le aspettative e i risultati ottenuti nella propria formazione. E’ una scommessa che rischia di costare davvero molto cara soprattutto a chi non ha la possibilità di recuperare scelte sbagliate o reindirizzare il proprio impegno in altre direzioni. Più che dare voti agli insegnanti dunque, credo che gli studenti vorrebbero avere semplicemente maggiore attenzione ai loro diversi livelli di maturazione e di condizione, fiduciosi in un sistema che possa permettere loro di evolversi con tempi e inclinazioni diverse, senza puntare tutto solo sulla precocità e sulla quantità. Ma è quello che vogliono anche i loro genitori, e il nostro sistema in generale ?
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Ritengo che sia giusto che uno studente possa valutare le eccellenze e le deficienze del sistema accademico e dei professori: la meritocrazia deve essere un parametro fondamentale, e nessuno può sottrarvisi…
Roberto, la meritocrazia non è però sempre una scienza esatta; se è vero che chiunque potrebbe avere il diritto di esprimere le proprie opinioni riguardo ad un sistema che lo condizionerà pesantemente per tutta la vita, è anche vero che non esiste un metodo per abbinare ad ogni studente il giusto insegnante. Non sono certo che una classifica siffatta porterebbe a questo risultato.
Mi permetto di segnalarti http://ebiquity.umbc.edu/blogger/2008/02/28/wikipedia-research-papers/ alcune ricerche (100 circa) fatte da enti indipendenti su Wikipedia: se il numero di utenti è sufficientemente alto i risultati sono vicinissimi alla realtà…il social rating è un sistema che funziona.
Tuttavia comprendo l’obiezione e il prosismo algoritmo di valutazione del mio sistema lo pubblicherò in chiaro..quello attuale si basa su una soluzione commerciale e non possiamo..ma il prossimo lo riscriviamo noi da zero. Che ne dici, mi pare un buon passo avanti verso la trasparenza
I genitori quando vengono ai colloqui vogliono solo sentirsi dire che va tutto bene e andarsene via per i fatti loro (giustamente). Un problema in meno.
Tanto il destino dei figli non dipende certo dal fatto che abbiano studiato per bene Dante o il latino, ma da una influente telefonata del papà, del nonno o (se fanciulle) dell’amante.
Quindi io regalo voti alti e buonanotte al secchio. Tutti contenti tranne il preside (ed eventualmente i colleghi dell’anno successivo).
Tanto il mio stipendio sempre quello è (adesso con Brunetta forse anche meno).
E l’amore per la cultura, in ogni caso, non si può imporre, e comunque è fonte più di amarezza e solitudine che altro.
Ivan, il tuo post appare un po’ amaro. Sono d’accordo che l’amore per la cultura non si può imporre, ma regalando voti alti forse dai una possibilità in più a chi, forse, un domani, apprezzandola, potrà avere ancora una possibilità.



Ad ognuno il suo compito: ai professori insegnare e giudicare con i voti la preparazione degli studenti; agli studenti il compito di studiare, apprendere e … “crescere”!
Sono d’accordo anch’io sul fatto che il voto ai professori potrebbe creare il fenomeno del voto di scambio.