Leggendo in questi giorni l’eccezionale numero di articoli rivolti a decretare gli avversari dei blog, la morte dei blog, gli assassini dei blog, mi sorge spontanea la domanda del titolo. Ma quanto danno fastidio i blog ? Non capisco altrimenti l’assiduo interesse a misurarne l’efficacia sia a livello commerciale che sociale. Francamente, non capisco perchè debba essere decretato un “vincitore” tra i Social Media, escludendo uno forzatamente ad un altro. A meno che dietro tali pratiche si nascondano degli obiettivi poco social e molto marketing. Benchè non abbia mai utilizzato attivamente e pienamente servizi come Facebook, Twitter e FriendFeed, non ho mai pensato che potessero diventare degli ammazza-blog, ma semplicemente servizi utili per interagire nei blog o ancora più semplicemente offrire un modo diverso di comunicare tra utenti legati da comuni interessi, per alcuni versi più immediati, più simili quasi a delle chat, che più intensi, profondi e personali quali ritengo siano le potenzialità intrinseche dei blog. Diverso è il discorso legato alla contrapposizione con i Forum, strumento più antico rispetto ai blog ma forse potenzialmente più incisivo rispetto ai blog se il confronto viene effettuato dal punto di vista dei contenuti monotematici. Diciamo un mezzo più “specialistico” e professionale di approfondimento. Non credo che tutto il turbine di social media fiorenti in Internet debba essere visto come una contrapposizione dell’uno all’altro, ma come la fisiologica distribuzione di attitudini differenti che possono incrociarsi e allontanarsi ma senza necesseriamente eliminarsi a vicenda. A meno che, ripeto, a qualcuno possa dare troppo fastidio l’eccessiva penetrabilità e, conseguentemente, affidabilità e autorevolezza di qualcuno di questi servizi.
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Più che i blog, mi sa che sono i blogger ad attraversare un momento critico.
Non per carenza di idee ma di tempo, a causa dell’eccessiva offerta di piattaforme web di condivisione disponibili attualmente.
Negli ultimi mesi (diciamo dall’inizio di agosto in poi) in Italia abbiamo vissuto il boom di community di blogging e microblogging in tutte le forme e sfumature, ciascuna nel tentativo di offrire qualcosa di diverso, magari prendendo il meglio da quelle preesistenti.
Abbiamo cominciato (mi ci metto anch’io) quella che integra la geolocalization, quella ottimizzata per i palmari, quella per per seguire il lifestreaming, quella per i Tumblr, ecc.
Il blogger è portato naturalmente a sperimentare sulla propria pelle nuove soluzioni di comunicazione ma ora, in quanto umano e non bot, non riesce più a stare dietro a tutto.
Una volta c’erano i feed che ci davano una mano a seguire le informazioni che ci interessavano, poi i feed unread hanno cominciato ad essere 1000+, ora addirittura ci hanno dato la possibilità di commentare i feed….
Tutto il tempo profuso nelle piattaforme di socializzazione è tempo distolto alla cura dei contenuti del proprio blog, che era e dovrebbe continuare ad essere la preoccupazione principale di un blogger.
Allacciare relazioni e confrontarsi col resto della blogosfera è utilissimo per crescere, ma al tempo stesso è dispersivo se svuota i contenuti prodotti.
Io per primo mi rendo conto di dedicare tanto (troppo) tempo a rincorrere feed, link e commenti su FF, FB e Twitter e did non riuscire a portare avanti i tanti post che mi rimangono in mente oppure in bozza.
Quello che da più parti si legge riguardo al de profundis dei blog lo interpreto come un campanello di allarme e un invito a riprendere la pubblicazione di contenuti di qualità, relegando il cazzeggio e la fuffa a queste piattaforme complementari.
Se poi qualcuno ci marcia e rema contro i blog…(sospiro)…questo sinceramente non lo so.
So solo che a questo punto intendo riprendere ciò che ultimamente ho trascurato.
Mamma mia quanto ho scritto! Sto diventando il @suzukimaruti dei commenti!! Bene, segno che la voglia di scrivere c’è sempre ![]()
Ciao!
@ postoditacco: Appunto Roby, la voglia di scrivere c’è, ma manca il tempo adeguato per farlo “qualitativamente”. Però non vedo questa qualità come unico obiettivo della blogosfera; mi spiego: io quando cerco un blog su blogsearch o su blogbabel o wikio, cerco un post personale, sia che si tratti di avvenimenti, di notizie, di pensieri o di stupidaggini qualsiasi. Basta che sia sincero. E’ la forza della condivisione che dovrebbe guidare il blogger indipendentemente dall’argomento da condividere, altrimenti se l’obiettivo è cercare un post di qualità finirà che tutti si sentiranno inadeguati a raggiungere tale obiettivo, magari in confronto a professionisti del settore. Un po’ quello che è successo agli autori, che, consci di rischiare di scrivere cose già dette e ridette, finiscono per inaridirsi. Mi vengono in mente sempre le parole di Benigni in La Tigre e La Neve: “Non ostinatevi a cercare la novità; la novità e la cosa più vecchia che ci sia”. Basta che quello che scriviamo venga da dentro, qualunque cosa sia.
Cosa spinge ad usare un mezzo rispetto ad un altro?
Se cerchi la notorietà in rete da usare o per edonismo personale o per interesse economico (ad es. diffondere il proprio cv per gli informatici) è ovvio che provi le novità, per essere un forst mover e quindi punto di riferimento.
Io uso un blog, come diario personale e per poter dire delle cose che normalmente non potrei.
Esiste sempre un dubbio se dire chi sei con il blog o essere anonimo, io uso una forma intermedia, alcuni mi conoscono e conoscono il mio blog, ma non vado a sbandierare la mia identità.
Jak
Jak, non è un caso che il tuo sia uno dei blog che leggo più spesso.
Uso, tra l’altro, Facebook e FriendFeed e non vedo in che modo possono uccidere i blog visto che, secondo me, hanno poco da spartire, possono implementarsi ma non escludersi.
Come tutte le cose, anche nel “mondo del blog”, arrivati ad una saturazione, ci sarà una selezione naturale, in favore di chi continuerà ad aver voglia di esprimersi in questo “sistema virtuale” e sempre che, senta il desiderio di farlo sinceramente.
Sai Novalis, forse l’unica arma con cui Facebook e Friendfeed possono uccidere i blog è quella del tempo: quello che è a disposizione di chi scrive, che forse, utilizzando il tempo anche in altra maniera, diventa sempre meno. Certo, poi è questione di priorità, e uno sceglie di volta in volta quello che più gli aggrada. Il tuo motto comunque è davvero fantastico e assolutamente illuminante: “Non si scrive perchè si ha qualcosa da dire ma perchè si ha voglia di dire qualcosa”. Poco importa come e a chi.
Anche nel blog in cui scrivo stiamo trattando questo tema. Essere blogger vuol dire, o almeno vorrebbe dire, avere qualcosa da esprimere e da condividere con altre persone. Anche io ho letto di Facebook come dell’assassino dei blog e non ci credo. Il blog è uno spazio contesto diverso da quello dei social network.



Cito, perché condivido quanto scritto, una lettera sulla rubrica “Italians” di corriere.it, tenuta da Beppe Severgnini
http://www.corriere.it/solferino/severgnini/08-11-01/09.spm