“Il Ministero del Welfare ipotizza di sospendere la vendita di latte non pastorizzato e di carne cruda in via cautelativa dopo la segnalazione di casi sospetti di infezione renale legati al consumo. Il Ministero corre ai ripari e sta vagliando i 30 e 40 casi accertati tra i bambini dell’infezione renale denominata sindrome emolitica uremica. Nove casi sarebbero riconducibili al consumo di latte crudo. Sui casi indagano le autorità sanitarie.” Dunque, in due anni potrebbero (perchè che lo siano veramente è tutto ancora da provare) essersi verificati 9 casi di infezione renale riconducibili a consumo di latte crudo. Le associazioni dei consumatori si sono mosse in modo alquanto difforme nei confronti di tali notizie. La Aduc, in prima linea, si scaglia contro il movimento degli allevatori colpevoli di non consigliare apertamente di bollire il latte prima del consumo, ritenendo la pastorizzazione una pratica indispensabile per la sicurezza (è vero, ma in questo modo si perdono alcune importanti proprietà nutritive dell’alimento). All’interno del sito della stessa associazione tuttavia, non ho trovato nessun riferimento (se non in forum o di lettere di di utenti) riguardo agli interventi dei nuclei antisofisiticazione avvenuti in depositi di provincia di Cremona e di Piacenza, dove sono stati ritrovati formaggi avariati (per non dire in decomposizione) sospettati di essere stoccati in attesa di essere reimmessi nella catena produttiva destinata alla vendita, oppure riguardo allo scandalo del formaggio grattugiato di diverse note e grandi marche, venduto in buste sigillate ma contenente muffe e scarti provenienti da formaggi scaduti. Adiconsum, che aveva seguito con asprezza quest’ultimo avvenimento, chiedendo a gran voce il ritiro dei prodotti dagli scaffali, non accenna nemmeno alla situazione sul latte crudo. Anche nei siti di Codacons e Federconsumatori non sono riuscito a trovare nulla, mentre Altroconsumo, che aveva seguito sia l’uno che l’altro argomento, propone un semplice consiglio senza esporsi a facili paladinismi nei riguardi della categoria degli allevatori piuttosto che a quelli delle grandi industrie casearie: Certo questo prodotto costa meno rispetto a quello confezionato e industriale, ma spesso i distributori non sono alla portata di tutti. “Compratelo, se è sotto casa, ma ricordate che il latte crudo è un alimento molto delicato e va consumato seguendo alcune importanti, seppur semplici, precauzioni: cuocetelo bene (soprattutto se è destinato ai bambini) e non lasciatelo in frigorifero per più di un giorno.” Che a qualcuno poi questi distributori diano fastidio ci vuole poco a capirlo, anche se rimangono dubbi sulle prese di posizione indiscriminate che potrebbero essere prese nei confronti dei piccoli allevatori che da qualche anno, e con discreto successo, hanno ideato questo commercio che, a dispetto di quando dice l’Aduc, ha un seguito di consumatori notevole ampiamente soddisfatto del prodotto, per il quale al massimo chiedono semplicemente garanzie di igiene e qualità (per il controllo degli EscherichiaColi esistono in commercio semplici kit rapidi e affidabili), con la particolare fiducia che può essere riservata solo a produttori locali, conosciuti e giudicati nel tempo.
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