E’ iniziato lo scorso Settembre il lungo processo che porterà, nel giro di tre anni, al completo spegnimento del segnale televisivo analogico a favore di quello digitale. In questo articolo di DGTVi c’è tutto il calendario dei progressivi spegnimenti che sono iniziati appunto lo scorso Settembre in Sardegna e termineranno a fine 2012 con Sicilia e Calabria. In questi anni si è discusso e si discute molto sulla legittimità dello Stato di “costringere” i cittadini a dotarsi di un decoder in grado di decodificare il segnale digitale, senza il quale non si potrà ricevere alcuna trasmissione. Le associazioni dei consumatori si sono mosse più volte per richiedere che il decoder possa essere distribuito gratuitamente tramite contributi governativi (che in Sardegna hanno coperto invece solo il 50% delle spese), ma dubito che ormai questa richiesta possa essere approvata. Ho chiesto a Gabriele di Nonsolomusicablog, che è di Nuoro, un suo parere sui cambiamenti che gli abitanti della sua regione sono stati costretti ad effettuare con il digitale; questa la sua cortese risposta:
“Le fregature sono: Necessità di un decoder, o meglio, di 2 decoder perché se intendi registrare col videoregistratore una trasmissione e guardarne un’altra, te ne servono 2.
La maggior parte delle persone che ho sentito, hanno dovuto cambiare antenna in quanto quella della quale disponevano non era ottimale per il tipo di segnale.
Insomma, la qualità del video migliora (neanche tanto però) ma ci sono alcune rotture di scatole.”
Prepariamoci dunque, volenti o nolenti, ad affrontare alcuni problemi non indifferenti (pensiamo solo alle persone anziane che vivono da sole o non hanno la fortuna di abitare vicino a figli o parenti) e a far felici i manutentori di antenne e impianti video, che avranno il loro bel daffare a correre da una parte all’altra. E se qualcuno il decoder proprio non se lo volesse comprare ? Si troverebbe a pagare comunque il canone senza ricevere alcun segnale. Personalmente, attualmente non ho nessuna intenzione di acquistare il decoder e sono assolutamente disposto a non ricevere più canali televisi. Chissà se non pagare il canone in questa situazione verrebbe ritenuta un’obiezione fiscale.
La rivoluzione digitale è già tra di noi
Cartoline da…Val Palot
Val Palot è una deliziosa e tranquilla località sciistica poco sopra il lago d’Iseo, all’ ombra del Monte Guglielmo. Con una pista baby ed una pista blu ed una contenuta altitudine (1100 mt.) può essere l’ideale punto di riferimento per cominciare o ricominciare a sciare. E adesso ci credo: anche dopo vent’anni, la tecnica, per quanto grezza, non si dimentica.
Aggiornamento del 8 marzo 2009 :
Se c’è una cosa che può essere considerata negativa per le piste della Val Palot, questa forse può essere lo sylift della pista blu: è molto ripido, già dalla partenza, e quando la neve è molto ghiacciata è facile spigolare e cadere; specialmente per i bambini che stanno imparando oggi è stata una vera ecatombe: avrò visto almeno un centinaio di cadute !
Yes man
Dire di sì indistintamente ad ogni cosa può cambiare in meglio la propria vita ? La risposta alla fine è più che ovvia, ma per ottenere questo risultato, Jim Carrey trascina gli spettatori nel consueto repertorio di facce, atteggiamenti e gags, che strappano certamente molti sorrisi e anche qualce risata, aggiungendo al divertimento il tentativo di un messaggio sul quale in effetti si può anche riflettere. Jim Carrey rimane prigioniero del suo personaggio che ricalca in ogni film, chissà se farà mai la scelta di cimentarsi in un ruolo differente, anche se vedere un quasi cinquantenne che si comporta ancora come un dodicenne, in qualche modo mi rincuora. Anche questo può essere un modo di vivere anticonformista, staccato da regole e situazioni che, a un certo punto della vita, rischiano di portare sul binario della consuetudine e della prevedibilità.
Una storia da svelare
Un po’ in ritardo dall’invito di Annarita, ma certamente in tempo visti i tempi della giustizia italiana, desidero portare a conoscenza quanti come me non fossero al corrente della storia di Niki, un ragazzo di 26 anni suicidatosi misteriosamente nel carcere di Firenze a seguito di un mai chiarito arresto in ambito di operazioni di controllo sulla telefonia. La madre Ornella Gemini da tempo sta cercando di ottenere chiarezza sulla vicenda senza esservi ancora riuscita. Attualmente c’è una richiesta ufficiale alla redazione di Annozero affinchè possa dedicare una trasmissione alla vicenda. Per approfondimenti è possibile ascoltare l’intervista alla sig.ra Gemini a questo link, oppure seguire da vicino la vicenda attraverso il blog Nikiaprilegatti.blogspot.com .
Italia ancora impreparata al Telelavoro
Dopo aver affrontato la questione del lavoro da casa in questo eccellente articolo di Robero Felter (di cui invito a leggere attentamente anche tutti i commenti), ho trovato stamani una altrettanto valida disamina in questo interessante articolo di Fausta Chiesa su Corriere.it . Dati statistici evidenziano come e quanto possa essere conveniente per un’azienda l’utilizzo del telelavoro per i dipendenti: riduzione dei giorni di malattia e dell’assenteismo del 25%, aumento della produttività media del 30%, razionalizzazione degli uffici e degli spazi dedicati agli operatori (British Telecom, per fare un esempio, dopo dieci anni di telelavoro ha risparmiato 300 milioni di euro di spesa per gli immobili e drastica riduzione dei tempi di trasferta per il personale). Eppure è proprio il timore della perdita di controllo il maggior impedimento che tiene ancora imprenditori ed amministrazione pubblica ancorati ad una struttura tradizionale. Impedimento che amio parere dovrà inevitabilmente diradarsi a fronte di esperienze ed esigenze sempre più articolate che rpevedono da una parte una maggior fiducia nei confronti dei collaboratori anche allorchè essi siano in grado di lavorare in multitasking, cioè facendo più cose nella stesso momento, interfacciando così interesse e passioni proprie insieme alle esigenze della propria (o proprie) aziende. Attualmente la predisposizione a questo tipo di modus operandi può essere addirittura ritenuta un deterrente nei confronti di un dipendente o di un collaboratore; brutto segno per un’economia che deve invece basarsi prima di tutto sull’innovazione anche strutturale dei suoi componenti per mantenersi al passo con la concorrenza che invece ion questo senso si sta muovendo con passi da gigante.
Un nuovo Fantasma, non più all’Opera
La notizia è succosa per tutti gli amanti del musical forse più famoso, di certo il più rappresentato (a Londra initerrottamente da 13 anni, incassi per miliardi di Euro), “Il fantasma dell’Opera” : il suo creatore Andrew Lloyd Webber ha annunciato in un’intervista al Times che per la fine del 2009 metterà in scena “Phantom : Love never Dies“, il seguito del capolavoro, che potrebbe essere messo in scena con una prima contemporanea in 3 paesi diversi. Fitto mistero sugli attori che interpreteranno questo nuovo lavoro, ma se a qualcuno capitasse di incrociare Webber per le strade di Londra, ditegli pure che io sono disponibile.
Originalità
L’originalità non sta in quello che si cerca a tutti i costi di far vedere fuori, ma in quello che inconsciamente da fuori si intravede attraverso un gesto, un suono, un movimento, un pensiero, un soffio.
Sette Anime
Per scrivere una recensione di “Sette anime“, il nuovo film di Gabriele Muccino con la partecipazione in veste di attore principale (anche se dubito che questa performance potrà fruttargli l’Oscar) e produttore di Will Smith, è necessario chiedersi il motivo per cui si guarda un film. Il mio motivo principale è quello di cercare emozioni, indipendentemente dai generi, dalle morali, dai significati. Emozioni che non siano riconducibili unicamente ad un determinato decibel di suono, o all’artificio di un montaggio spettacolare, ma che agitino le acque dell’animo in un turbine di sensazioni più che di pensieri. Sette Anime non è di certo un film scorrevole e l’utilizzo del flashback a volte è quasi fastidioso, ma è un film che tenta di catturare l’attenzione e la concentrazione, richiedendo a volte anche un po’ di buona volontà, a fronte di un premio che è solo nelle scene finali, a ricomposizione di ogni tassello, ma che proprio qui richiama tutta la sensibilità e la liberazione che solo la completa conoscenza sa dare, filtrando tutti i sentimenti, i sensi di colpa, o se preferite, la responsabilità, l’altruismo, l’amore, la bontà, che si risvegliano molto diffusamente in un lacrimare che trattiene facilmente alla poltrona la maggior parte degli spettatori anche qualche minuto dopo l’inizio dei titoli di coda, merito anche di una colonna più che adeguata che si infiltra discretamente ma consistentemente lungo tutto il film.

Tv e pubblicità : ad ognuno il proprio ruolo
A mio parere la Tv pubblica ci perse quando, dopo l’esito di un referendum popolare, accettò di misurarsi con la tv commerciale alla pari, acquisendo spazi pubblicitari da inserire all’interno dei programmi e dei films. Non sono contrario alla pubblicità, e mi fa ridere quando vedo un film o un programma dove si utilizzano bibite con l’etichetta coperta; è che secondo me ogni spazio deve avere il suo posto. La pubblicità all’interno dei film è stata una mazzata per i teleutenti, aprendo di fatto la strada alla PayTv (che forse era già dietro a quella proposta), agevolando certi artisti che, in gran numero, hanno cominciato a deviare dalla loro professione grazie alle innumerevoli telepromozioni, certo meno arte, ma maggiori guadagni. Il risultato è stata una costante regressione qualitativa, nonostante l’abbondanza di produzioni. E’ per questo che apprezzo la proposta di Sarkozy che ha tolto la pubblicità dalla tv pubblica francese, tassando del 3% gli introiti delle tv commerciali proprio a sostegno della tv pubblica, ed auspico un ritorno a questa scelta anche in Italia, sempre ammesso che i soliti noti non ci mettano di nuovo le mani sopra permettendosi (come allora) di fare il bello e il cattivo tempo, e che non si voglia successivamente colpire o limitare Internet a favore della diffusione della tv via cavo.
Rimettiamoci in moto, occhio alle nuove multe
Con la fine delle feste, anche se un po’ rallentato dalle ultime precipitazioni nevose, ricomincia il traffico quotidiano. Se da una parte la buona notizia per gli automobilisti è il crollo del prezzo del carburante (prima di Natale il prezzo della verde era poco sopra 1,120 Euro, adesso ho trovato distributori a 1,030), quella meno buona è l’aumento delle multe. Dal sito del sindacato consumatori Adoc scopriamo che a Milano ad esempio gli automobilisti che passano con il semaforo rosso dovranno pagare sette euro in più rispetto all’anno scorso: da 143 a 150 euro. Per la classica sosta vietata, invece, rincaro di due euro: da 36 a 38 euro. Idem per chi parcheggia nei posti riservati ai residenti senza avere l’apposito pass per le strisce gialle. Aumenti più alti per altri tipi di soste vietate. Chi parcheggia sui posti riservati ai portatori di handicap pagherà 78 euro invece dei 74 euro previsti fino al 31 dicembre appena trascorso. Stesso rincaro di quattro euro per chi sosta sui marciapiedi. Stangatine di due euro per altre tre infrazioni del Codice della strada: passeranno da 36 a 38 euro la sosta durante il lavaggio delle strade, dove previsto, il carico e scarico merci fuori dagli orari consentiti e la sosta in doppia fila. L’aggiornamento delle contravvenzioni per la guida senza cintura e per la guida con il telefonino all’orecchio, infine, ammonta a quattro euro in più: da 70 a 74 euro. E questi aumenti si sommano in molte città agli aumenti che sono stati fatti per i parcheggi a pagamento. A Roma, nel centro, aumentati del 20%, da un euro l’ora a un euro e 20 centesimi. Secondo il quotidiano “La Stampa“, l’incremento calcolato su base Istat - sarebbe quasi il doppio dell’inflazione dichiarata dal governo, basta non star lì a sottilizzare - ha carattere nazionale ma alcuni Comuni ci possono mettere vantaggiosamente del loro. Per la Adusbef “siamo il Paese che ha le multe più care d’Europa». E forse del mondo, visto che a New York chi non presenta ricorso ottiene automaticamente una riduzione del 30%”. Non sono riuscito a trovare però nessun dato statistico per dimostrare che non siamo i peggiori automobilisti del mondo.
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