Qualche tempo fa, Corrado mi raccontava delle sue vacanze in Normandia, e dell’emozione provata davanti alle quasi 10.000 croci del cimitero americano che ricorda lo sbarco di Omaha Beach. Per puro caso oggi mi sono imbattuto in qualcosa di simile a Cittadella, a metà tra la provincia di Padova e Treviso, dove esiste un cimitero di caduti austro-ungarici risalenti al primo conflitto mondiale. 21.478 caduti, provenienti da cimiteri dismessi in vari siti veneti in cui si svolsero alcune tra le molte battaglie di quella guerra giacciono sotto croci disposte proprio come quelle del cimitero di Normandia, certo meno lucide e forse un po’ più grezze di quelle americane, ma che credo trasmettano un’eguale commozione nei confronti di tali e tanti sacrifici umani.
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In Veneto ce ne sono davvero tanti, probabilmente poco visitati, che invocano una memoria per la quale l’umanità ha dimostrato più volte scarsissima predisposizione.







Il mio nonno materno era siciliano, palermitano.
Credo che non avesse mai visitato il “continente”, forse conosceva poco anche della sua regione.
Sarebbe rimasto cosi forse per il resto della sua vita, se non ci fosse stata la Grande Guerra a muoverlo.
Ora grida presente insieme ad altri suoi commilitoni (friulani, veneti, piemontesi, ecc,ecc) a Redipuglia.
Quando posso mi fermo a salutarlo.
In cima al santuario c’è un piccolo museo, che conserva anche le lettere che i fanti scrivevano alle famiglie.
Jak