Da Iseo a Pisogne, Lovere, Tavernola Bergamasca, Sarnico, per tornare ad Iseo e completare un divertente Giro del lago d’Iseo che in bicicletta è da realizzare almeno una volta nella vita.
Cartoline da…tutt’intorno al Lago d’Iseo
Cartoline da…Idro-Valvestino-Garda
Tre laghi in un giorno per un itinerario affascinante e sufficientemente breve (circa 150 km on auto con partenza e arrivo a Brescia). I motociclisti lo conoscono in modo particolare, visto che fa parte delle loro mete preferite, ed i paesaggi sul percorso sono tra i più pittoreschi del nutrito panorama bresciano. Da Brescia ci si dirige verso est fino a Rezzato, da dove, imboccando la Sp45bis si viaggia in direzione Nord, seguendo le indicazioni per Trento-Madonna di Campiglio. In località Tormini, alla fine della strada provinciale, si entra nella Valle Sabbia, costeggiata dal fiume Chiese che ci accompagnerà fino alla prima destinazione. Il lago d’Idro è infatti in realtà una insenatura del Chiese, che ne è immissario ed emissario. Idro è un piccolo borgo con ancora molte viuzze strette caratteristiche, che ha limitato probabilmente il suo sviluppo alle difficoltà legate alla balneazione del lago, resa impossibile dall’utilizzo del lago come serbatoio per le coltivazioni della valle. In compenso però si gode di una tranquillità perfetta per il relax, anche sfruttando i percorsi e le passeggiate con i ponticelli del lungolago, oltre che riempirsi i polmoni dell’aria sottile e fresca proveniente dalle pendici circostanti. Da Idro saliamo poi lungo la strada del lungolago inerpicandoci in una strada che ci permette di godere di un’ultima vista del lago dall’alto, mentre attendiamo di scollinare tra i numerosissimi tornanti che ci portano fino al viadotto sopra il torrente Toscolano, già in territorio gardesano (anche se on un referendum dello scorso anno è stata richiesta l’annessione della zona alla regione autonoma del Trentino Alto Adige). vale la pena di scendere dall’auto qualche istante per godere dell’assoluto silenzio intorno. Solo la natura elargisce i suoi suoni attraverso gli uccelli ed il fiume sottostante, dove qualche pescatore aspetta in silenzio di vedere muoversi il proprio amo. Arriviamo fino alla diga di Ponte Cola, che interrompe il flusso del torrente, formando il lago di Valvestino. Da lì in poi è il paesaggio dell’Alto Garda che si staglia intorno agli stetti tornanti, questa volta in discesa, fino all’abitato di Valvestino. Molti anni addietro mi è capitato di fare lo stesso tragitto in mountain bike, e non saprei essere certo di aver faticato di meno in discesa che in salita, vista la ripidità della strada. Quando, dopo l’ennesimo tornante, giungiamo in vista del Lago di Garda, è come se il mondo si aprisse d’improvviso, mostrandosi stavolta nella sua immensità, attraverso un orizzonte troppo lontano per scorgerne le sembianze. Quando a Gargnano ritroviamo la Sp45bis, non ci rimane che costeggiare la strada del lago fino a Tormini, dove riprendiamo la strada da dove eravamo arrivati, fino a riportare a casa emozioni, sensazioni, ricordi e…fotografie (naturalmente molte di più di quelle che posto qui sotto).
Chitarra esplosiva
Mai successo di dover interrompere una session durante una performance, per cause di forza maggiore ? Date un’occhiata (fino alla fine) di questo video, dove Don Alder presenta un modello di chitarra per non incorrere in questi eventuali inconvenienti. (via Acoustic Guitarist Blog):
Come poteva essere la Notte Bianca della Mille Miglia ?
Bagnata….! Come ben sanno i bresciani infatti, la partenza della Mille Miglia storica, fin dalle prime edizioni della manifestazione, nei primi anni ‘80, è quasi sempre stata caratterizzata da un tempo inclemente, anche se tuttavia abbastanza normale per questo periodo, per cui doveva essere scritto che anche la Notte Bianca, proprio perchè organizzata in concomitanza della partenza della grande corsa (che quest’anno è prevista per giovedì prossimo), dovesse essere guastata da un acquazzone che intorno alle 23,00, ha costretto molti a rifurgiarsi tra i locali del centro, aperti per l’occasione, oppure i musei offerti gratuitamente, saturando ben presto le varie sale poi costrette alla chiusura intorno alla mezzanotte. Però, che spettacolo fino a quel momento, fiumi di gente in transito nelle maggiori vie del centro, musica e intrattenimenti (che secondo me avrebbero dovuto essere in numero maggiore, magari fin dai luoghi vicini ai parcheggi stracolmi, che hanno costretto molti a lunghe camminate per raggiungere i luoghi degli spettacoli), ma soprattutto una grande voglia di gustarsi la città senza paure e senza la necessità di avere una meta, cosa che ha continuato a far immaginare anche ai più delusi “Quand’è che ne facciamo un’altra ?”. Speriamo presto.
(Mezza) Notte bianca di Brescia
Accoratamente invocata, tristemente invidiata, sfortunatamente ridimensionata, arriva finalmente a Brescia la 1° Notte Bianca ! Sarà la Mille Miglia storica l’occasione che porterà tra i bresciani, la sera del prossimo sabato 9 maggio, una notte di musica, arte, cultura e svago. A dire la verità, sfogliando il programma, si capisce che anche a Brescia si è voluto adottare una formula ampiamente sperimentata in Italia, che è quella di non chiamare le cose con il loro nome; se infatti per Notte Bianca si dovrebbe intendere una notte intera, di quelle che vanno dal tramonto all’alba, qui si intende in realtà per “notte” una “sera”, che va dalle 21 alle 24 o poco più. Non essendo però di certo uno di quelli che potrebbe resistere una notte intera, non esito a definire “entusiasmante” il progetto di ATI con il Comune di Brescia, la Provincia, la Reginoe e la Camera di Commercio, organizzatori e promotori dell’evento. Tra le attrazioni a cui spero di partecipare certamente l’apertura nottura (gratuita) dei Musei Santa Giulia, Mille Miglia, Capitolium, Biblioteca Queriniana, il cabaret di Omar Fantini (quello che “Non si esce vivi dagli Anni 80″ di Colorado) in Piazzale Arnaldo e poi concerti di musica classica e jazz nel chiostro di San Salvatore, artisti di strada in varie piazza e perchè no, Dolcenera e i Matia Bazar in Piazza Loggia. Nel programma mi sembra che ce ne sia per tutti i gusti per una serata dove spero che Brescia possa essere una città parte di un “Mondo che vorrei“.
Cartoline da… San Siro
Come bene esprime la fotografia qui sotto, di fronte allao sguardo tra il meravigliato, l’emozionato e l’eccitato di un figlio, anche il tifo si deve inchinare; è per questo che ieri sera ho accettato di tornare, dopo quasi 19 anni, allo stadio Meazza di Milano, per vedere Inter-Lazio, nonostante le mia simpatie siano rivolte a ben altri colori. Lo stadio è sempre magnifico, anche se i posti a sedere sono molto stretti, lo spettacolo della curva interista nel prepartita è emozionante con l’esposizione del nome del tifoso laziale morto lo scorso anno, in circostanze ancora poco chiare, in segno di rispetto e cavalleria nei confronti di una tifoseria con la quale evidentemente sono gemellati. Mi ha divertito e sorpreso trovare fuori dalla biglietteria alcuni romani tentare di fare bagarinaggio, nonostante ormai i biglietti siano nominali e vengano chiesti i documenti ad ogni passaggio tra ingresso e tornelli, il che rende inutile tentare di entrare con un documento di “fortuna”, ma il loro atteggiamento è inguaribile in ogni circostanza (“dottò, glielo lascio a metà prezzo, così evita la coda, i ridotti nun ne fanno più”) come facciano a farla ancora franca io proprio non me lo spiego. La partita non è stata un granchè, anche secondo il parere dei francesi e tedeschi che avevamo vicino, tra le poltroncine arancioni del secondo anello, ma alla fine almeno tutti erano contenti, a parte probabilmente l’unico juventuno presente che, di nascosto, e al riparo della maglietta nerazzurra del figlio, inghiottiva amaro per un campionato ormai definitivamente segnato.
Genova per noi
Contravvenendo ad ogni ragionevole regola dei ponti e fine settimana festivi, improvvisamente, senza il barlume della più piccola organizzazione che ci consentisse di approfittare della giornata per visitare anche il resto della città, abbiamo passato il Primo Maggio all’Acquario di Genova. Quando già dalla partenza (le 11,45) la radio emetteva laconica i primi comunicati delle intense code su ogni autostrada della rete italiana, io provavo a fare i conti dell’ora in cui avremmo potuto arrivare nella città della Lanterna. Invece, in barba alle pessimistiche previsioni, il viaggio scorre velocissimo almeno fino a Busalla, all’allacciamento della A7, dove il traffico (a dire il vero indirizzato soprattutto verso il lungomare o le spiagge di Levante) ci rallenta per una decina di km, fino all’uscita di Genova Ovest. Poi, qualche inevitabile difficoltà di parcheggio, risolta brillantemente dalle parti del parcheggio dei pullman, lungo le Mura degli Zingari, e una lunga coda alla biglietteria dell’Acquario, che però viene disbrigata anche questa con rapidità (meno di 15 minuti). Ed eccoci all’interno dell’Acquario poco dopo le 16,00. Per noi era la prima volta, per cui l’ammirazione e lo stupore sono stati forti fin dalle prime vasche. Un vero peccato notare quanto l’assembramento e la fretta di portare a casa una fotografia travalicasse l’occasione di sentirsi parte di un mondo che ci è quasi totalmente sconosciuto, magari provando ad avvicinarsi alle vasche sentendosi come all’interno della natura marina, invece di cercare solo l’obiettivo della macchina fotografica (anche se i delfini sembrano apprezzare di essere al centro dell’attenzione) puntando alle specie più gettonate, ma questo del resto succede un po’ in ogni museo quando è la folla a farla da padrone. La visita dura più o meno due ore e mezzo, dandoci il tempo così di ammirare successivamente Porto Antico e qualcosa della costa genovese, che non vedevo dagli inizi degli anni ‘80, ai tempi di una vacanza con gli amici di allora presso il Santuario di San Francesco da Paola ; rispetto a quello che ricordavo, mi sembra di averla trovata migliore, meno grigia, anzi, quasi coloratissima, pur con un altissimo livello di smog respirabile. Nel ritorno ce la prendiamo comoda passando per Nervi, salendo pian piano più in alto per dare un ultimo sguardo ad un mare azzurrissimo prima del ritorno, su un’autostrada quasi completamente deserta.
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