Le elezioni fanno proliferare schiere di vincitori, perchè a leggere bene, si può trovare qualcosa di positivo anche nel profondo di ogni sconfitta, sta poi a chi ascolta capire l’autenticità di certe dichiarazioni, e il post-conteggio in Italia è sempre stato un serbatoio di gags per tutti i comici del varietà di tutti i tempi. Dire che un partito esce sconfitto dalle elezioni quando è quello più votato è un’affermazione alla quale si può credere solo se si crede anche nelle promesse del leader di quel partito (e si spera di essere un giorno invitato ad un suo festino). Eppure esempi da prendere in considerazione per reclamare qualche piccola vittoria ce ne sarebbero, ma di Debora Serracchiani e dei suoi 73910 voti (contro i 64286 di quel leader) ne parla solo la realtà che viene dal basso. Già dal basso, un po’ come la Lega, un po’ come IdV, a livello di partito credo i veri vincitori di queste elezioni, guarda caso. Siccome a me dispiace sempre pensar male, immagino che non si voglia dar troppo peso a questo personaggio per non rischiare di bruciarlo troppo presto, ma in alcune mie esperienze (anche lontane dalla politica) ho verificato che a questo timore regolarmente segue un vuoto e una delusione che finisce per disilludere e distruggere la nuova prospettiva, perchè “chi pecora si fa, il lupo se la mangia“. Ad un certo punto, qualcosa e qualcuno si deve rischiare. Forse qualcuno dovrebbe chiederglielo, se lei se la sente.
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