Massimo Mattolini era un toscano, di Pisa, e in Toscana si è spento la notte dello scorso 12 Ottobre. E’ pratica comune attribuire alla gente di questa regione una naturale tendenza all’umorismo, per questo mi piace pensare che con umorismo abbia sempre reagito al nomignolo che si è portato dietro più dopo la fine della sua carriera che durante. Certo gli errori di un portiere appaiono sempre più evidenti rispetto a quelli di qualunque altro calciatore, perchè difficilmente c’è possibilità di rimedio; vero è anche che ogni portiere ha nel suo palmarès interventi di cui non va fiero, ma è spesso la fortuna a determinare quanto potranno essere ricordati successivamente, così come averli effettuati nelle partite più importanti finite male piuttosto che in quelle dove poi il risultato è stato confortante. Negli anni ‘70, ad un portiere veniva chiesta un’affidabilità fisica preponderante; non si aveva come oggi la prospettiva di poter avere più portieri a disposizione, il secondo era destinato alla panchina per tutta la stagione mentre il titolare doveva essere sempre presente. Mattolini era uno sempre presente. Difficilmente saltava una partita, spero grazie ad un intenso allenamento piuttosto che grazie a pratiche “pseudo” mediche di cui oggi ben conosciamo le conseguenze. E se ha giocato per anni in serie A tra Fiorentina, Napoli e Catanzaro, oltre che in B con Perugia, Catania e Foggia, Padova, Sambenedettese, non può essere stato solo per la simpatia della sua stempiatura precoce. C’è chi lo ricorda anche parare rigori alla Juventus o compiere interventi impossibili anche con i piedi, là dove la sua altezza (1,83 a quei tempi non era facile a trovarsi) pagava qualcosa all’agilità. Alla sua immagine, forse troppo poco televisiva, raramente è stato offerto modo di difendersi, e così ha finito per accettare quello che i media hanno tramandato all’immaginario collettivo, anche perchè subito dopo la fine della sua carriera, una grave insufficienza renale lo ha costretto a incombenze ben più gravose da assolvere, tanto da non abbandonarlo più, fino alla scorsa notte.

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Mi ricordo bene sia di Mattolini che di quella figurina.
Sinceramente credo che i campi di calcio di seria A siano stati calcati da schiappe più grandi.
Grazie per averlo ricordato