Se vi è capitato di chiedervi a quale celebrità assomigliate, eccovi la risposta, via Matteo Dini : con Myheritage è possibile caricare una propria foto e confrontarla con quella di una serie di personaggi famosi. Questo il mio risultato partendo dall’immagine dell’avatar di Codice Internet :
Direi che spicca eclatante il 60% di somiglianza con Rowan Atkinsons alias mr. Bean ! E dire che una volta, da giovane, mi paragonavano esclusivamente a Kevin Bacon !
Leggo su Delymyth che Skype ha compiuto cinque anni. Non so come se lo ricordi lei, ma le credo, visto che anche il suo blog è nato in quel periodo. In un certo senso anche questo blog deve molto all’idea di Niklas Zennstroem, in quanto fu proprio cercando informazioni su Skype che scoprii il mondo dei blog fino a deciderne di aprirne uno. Mi accorgo anche di quanto vada veloce il web, considerando quello che è il servizio di telefonia via Internet è diventato in così pochi anni, chi ha avuto tempo e costanza di stare al passo con questa velocità forse è diventato migliore, forse è diventato qualcuno; sarà il vantaggio della rete globale, ma anche il suo limite, un fuoco alto che brucia in fretta anche gli arbusti più vigorosi, in costante ricerca di nuova linfa da disintegrare. E ancora c’è chi invece preferisce rallentare.
Eh sì, ci sono davvero stato anch’io alla Blogfest 2008. Soprattutto per curiosità e per cercare di capirne di più di questa blogosfera, stando a contatto con i veri “addetti ai lavori”. Avendo a disposizione solo la domenica, ho dovuto accontentarmi della parte “meno fest” e forse più “commerciale” della tre giorni, quindi non posso nè voglio dare giudizi sulla manifestazione che è comunque stata un evento da plaudire, anche se, come ogni opera prima, certamente migliorabile e sviluppabile su diversi fronti, ma ci sono già commenti più autorevoli e completi al riguardo. Inoltre la pioggia ha rovinato molto di quello che poteva essere l’immaginario organizzativo: gente che si aggira tra i vicoli e sul lungolago con i notebooks aperti e qua e là capannelli di giovanotti ad ascoltare i vari Camp disseminati per il borgo; invece tutti (e neanche poi tanti, certo meno di 200 persone) ammassati nel Centro Congressi dove diversi appuntamenti saltavano o venivano spostati, in modo particolare mi sono perso quasi tutto quello sui Social Network, spostato perchè quasi disertato vista la contemporaneità con l’AdvCamp, in assoluto il più frequentato, dove però invece che la parola blog, come mi sarei aspettato, è stata invece la parola banner ad avere il sopravvento. Qualche presentazione è stata interessante, altre assolutamente noiosissime. Le cose più positive sono state innanzitutto l’incontro con Roby Favini, il primo blogger che ho finalmente conosciuto oltre i commenti e i post sui blog,chat etc., che mi ha praticamente fatto da guida per i Camp e per il Centro Congressi, indicandomi i vari blogstars presenti e presentandomene pure qualcuno, dedicandomi praticamente tutta la giornata, tranne le due ore dedicate al Gran premio di Formula Uno di Monza, dove è riuscito a collegare il pc all’antenna del Centro, condividendo così con diversi altri blogger la passione per i motori, mentre altri di loro nella poltrona di fronte tentavano improbabili connessioni per vedere chi il Torino, chi il Milan, chi la Fiorentina. Ho notato che l’età media dei partecipanti era più alta di quello che mi aspettassi, e anche se non mancavano personalità esuberanti ed estroverse, la maggior parte di loro mi è sembrata compassata e attenta, forse appena un tantino delusa dal fatto di non potersi far riconoscere nè di riconoscere tutti quelli con cui si scambiava due parole magari a mezzo di un badge o di un pass che identificasse i bloggers (a dire la verità c’era una specie di kit del blogger, ma al costo di 15 Euro l’uno, non ne ho visti molti in giro…), questo avrebbe certamente permesso una maggior predisposizione al dialogo e magari risparmiato qualche blogger più conosciuto dall’essere continuamente salutato da sconosciuti, rimasti purtroppo tali. Ma come ho detto, sono certo che si potrà migliorare e magari avere l’occasione di partecipare anche ai Blog Awards, naturalmente quel giorno che tra i blog in gara vi siano finalmente dei blog che legga anch’io.
Il blogger Roby Favini al Blogfest tra G.P.di Monza e il Castello di Riva del Garda
Non è che Riva del Garda sia proprio dietro l’angolo, ma neanche agli antipodi; non ho presentazioni da fare nè mi sentirei in grado di farle, ma ci sono cose che, anche se difficili da organizzare, proprio mi piacerebbe fare, e posti dove mi piacerebbe andare, ed eventi a cui mi piacerebbe proprio almeno sbirciare. Domenica è vicina e Riva è bellissima. Però non garantisco eh.
Ottimo post di Maurizio Molinari sull’importanza della rete ai fini della conoscenza. Sempre sua anche la traduzione del grafico OCSE della relazione tra penetrazione della banda larga e PIL pro-capite. Sottolineato dallo slogan di una birreria : “Chi non sa non può“.
Un neuropsicologo inglese l’ha chiamata “discomgoogolation“, e colpisce coloro che non possono più vivere senza Internet. I soggetti a questa malattia sono soggetti ad un aumento di stress nell’impossibilità di accedere ad una connessione che permetta di accedere alle informazioni del web. Ritengo tuttavia di aver già trovato e sperimentato un’efficace cura: uscire di casa senza Pc ed incontrare le persone che ti vogliono bene o incontranre altre che te ne potrebbero volere. In realtà questa è un’attività che è molto comune ad esempio tra i blogger, che sono abituati ad usare la rete anche per questo fine, ma questo gli studi del dr Lewis non lo riportano. Ad ogni buon conto sarò certamente lieto quando, per evitare il diffondersi di detta malattia, verrà sviluppato il wi-fi universale, che permetta la libera connessione in ogni luogo senza limitazioni.
Il successo di un libro, o di un film, non viene decretato unicamente da un coro di consensi e di approvazioni, ma anche, e forse soprattutto, da quanto l’opera non lasci indifferente lo spettatore, che può rimanerne colpito sia positivamente che negativamente. Tuttavia è davvero inconsueto come la storia della vita di Chris McCandless, illustrata prima dal libro “Nelle Terre Estreme” di Jon Krakauer e successivamente dal film di Sean Penn “Into the wild“, trovi tanto entusiasmo così come tanta disapprovazione. Il film mi era stato perspicacemente consigliato da Jakala qualche mese fa, mentre Elefante mi ha regalato il libro, al quale il film è stato ispirato. Il film si concentra sulla storia di Chris McCandless, mentre il libro si apre ad altre esperienze simili, come quelle di Everett Ruess, Gener Rosellini, John Waterman, Carl McCunn e lo stesso autore Jon Krakauer, scrittore ma soprattutto alpinista di fama mondiale. Storie di montagne, di solitudine nella quale uomini rifuggono, forse per trovare se stessi, forse per trovare il proprio senso, forse solo per “stare al di fuori”. Quasi mai per mettersi alla prova, perchè, al contrario di quanto spesso contestato all’autore fin dai tempi del primo articolo con il quale iniziò ad interessarsi a questa storia, non c’è desiderio di competizione in queste imprese, ed è difficile spiegarlo a chi invece le relega solo a questo obiettivo. McCandless non cerca di dimostrare alcunchè: nè coraggio, nè preparazione, nè ribellione; il suo è un dialogo con se stesso, una scelta che, come ogni scelta, porta delle conseguenze, comunque non inattese, per quanto non credo nemmeno auspicate. Se esistono storie per le quali trovo inopportuno scendere nel dettaglio per analisi tecniche di scrittura o di sceneggiatura, la storia di Into the Wild ne è una autorevole dimostrazione: le emozioni che intercalano le descrizioni di Karakauer così come le immagini di Sean Penn, aiutano i più sensibili ad identificarsi con un sentimento post-adolescenziale molto frequente: il rifiuto dell’autorità e dei condizionamenti esterni a favore di una scelta drastica, che non ammette compromessi, una scelta che McCandless non ha potuto più revocare anche quando forse avrebbe voluto, dopo essersi riempito del sapore della libertà. Ho trovato il film molto emozionante, gonfio di aforismi e slogan, alcuni inediti dello stesso McCandless (La felicità e vera solo quando è condivisa), altri sottolineati dallo stesso protagonista nei libri che lo hanno accompagnato nella sua avventura, da Tolstoj (Credo di aver trovato cosa occorra per essere felici: una vita tranquilla, appartata, in campagna. Con la possibilità di essere utile con le persone che si lasciano aiutare, e che non sono abituate a ricevere. E un lavoro che si spera possa essere di una qualche utilità; e poi riposo, natura, libri, musica, amore per il prossimo. Questa è la mia idea di felicità), a Thoreau (I guadagni e i valori più alti sono ben lungi dall’essere apprezzati), che infiammano l’anima e ti lasciano sospeso sopra gli immensi panorami dello Stampede Trail, con la voglia di andare a cercare il bus 142 di Fairbanks, ancora abbandonato là dove il corpo di McCandless è stato rinvenuto. Il libro invece ne contiene altri, degli stessi autori, di Pasternak e di altri aggiunti da Krakauer come Campbell, Stegner, London, Chesterton, che sembrano voler andare al di là della storia, a toccare il cuore di chi sogna la libertà cercando di convincerlo a cercarla con prudenza, senza troppo rancore, tenendo aperta la porta che si apre alle nuove necessità dell’animo, che difficilmente si mantiene sempre così coerente e rigoroso. Se non l’hanno già visto, credo di poter consigliare il film a Lilla, Emptyspiral (se non altro per la meravigliosa colonna sonora di Ed Vedder dei Pearl Jam), Vendostelle, Luca Capone e Cattiva81 (a cui però consiglio anche il libro), mentre forse piacerà più il libro a Sergio, Alberto, Dioniso e Wally.