C’era una frase nel film “L’olio di Lorenzo“, il film ispirato dalla storia vera di Lorenzo Odone, di cui oggi si piange la scomparsa, pronunciata da Nick Nolte, impersonante Augusto Odone, il padre del ragazzo, che diceva alla moglie più o meno questo: “Ti sei mai chiesta se tutti questi sforzi, tutta questa fatica, tutti questi studi, non siano serviti per salvare Lorenzo, ma per aiutare solo qualcun altro ?”. L’olio di Lorenzo è servito a fermare il processo degenerativo della mielina nel cervello di Lorenzo, ma nulla ha potuto ridargli l’uso della parola, la funzionalità degli arti, una vita nemmeno vicina dal poter essere considerata “normale”. Chiunque sia genitore, almeno una volta ha dovuto provare a pensare cosa fare nell’eventualità di crescere un figlio portatore di handicap, domandandosi se fosse giusto far sopravvivere una persona incapace di vivere autonomamente, e chiunque sia portatore di handicap ha pensato sicuramente più di una volta, a quanto valga la propria vita di fronte all’incapacità di poterla rendere autonoma, “normale”. La battaglia degli Odone è valsa la pena per il loro figlio ? E’ stato giusto tentare di trattenerlo in vita il più possibile, per 25 anni in condizioni di quasi totale infermità ? E Lorenzo, che cosa avrebbe preferito per sè, se fosse stato in grado di scegliere ? Credo che la storia degli Odone insegni che la vita è comunque sempre una partita da giocare in qualsiasi condizione ci si trovi. Una partita di tentativi, di speranze, di piccoli successi e grandi sconfitte, una partita il cui risultato non ci sarà mai svelato, perchè altri giocatori sono pronti a prendere il nostro posto per continuarla, ma che potranno giocare meglio, se avremo lasciato il terreno in condizioni migliori per giocarla. Lorenzo ha terminato la sua partita, ma è stato un grande giocatore, coadiuvato anche da una gran bella squadra. Noi siamo ancora in tempo a dare il meglio di noi stessi, per noi e per la squadra, prima di arrenderci ad un risultato finale che, forse, non è così scontato.