Come bene esprime la fotografia qui sotto, di fronte allao sguardo tra il meravigliato, l’emozionato e l’eccitato di un figlio, anche il tifo si deve inchinare; è per questo che ieri sera ho accettato di tornare, dopo quasi 19 anni, allo stadio Meazza di Milano, per vedere Inter-Lazio, nonostante le mia simpatie siano rivolte a ben altri colori. Lo stadio è sempre magnifico, anche se i posti a sedere sono molto stretti, lo spettacolo della curva interista nel prepartita è emozionante con l’esposizione del nome del tifoso laziale morto lo scorso anno, in circostanze ancora poco chiare, in segno di rispetto e cavalleria nei confronti di una tifoseria con la quale evidentemente sono gemellati. Mi ha divertito e sorpreso trovare fuori dalla biglietteria alcuni romani tentare di fare bagarinaggio, nonostante ormai i biglietti siano nominali e vengano chiesti i documenti ad ogni passaggio tra ingresso e tornelli, il che rende inutile tentare di entrare con un documento di “fortuna”, ma il loro atteggiamento è inguaribile in ogni circostanza (“dottò, glielo lascio a metà prezzo, così evita la coda, i ridotti nun ne fanno più”) come facciano a farla ancora franca io proprio non me lo spiego. La partita non è stata un granchè, anche secondo il parere dei francesi e tedeschi che avevamo vicino, tra le poltroncine arancioni del secondo anello, ma alla fine almeno tutti erano contenti, a parte probabilmente l’unico juventuno presente che, di nascosto, e al riparo della maglietta nerazzurra del figlio, inghiottiva amaro per un campionato ormai definitivamente segnato.
Genova per noi
Contravvenendo ad ogni ragionevole regola dei ponti e fine settimana festivi, improvvisamente, senza il barlume della più piccola organizzazione che ci consentisse di approfittare della giornata per visitare anche il resto della città, abbiamo passato il Primo Maggio all’Acquario di Genova. Quando già dalla partenza (le 11,45) la radio emetteva laconica i primi comunicati delle intense code su ogni autostrada della rete italiana, io provavo a fare i conti dell’ora in cui avremmo potuto arrivare nella città della Lanterna. Invece, in barba alle pessimistiche previsioni, il viaggio scorre velocissimo almeno fino a Busalla, all’allacciamento della A7, dove il traffico (a dire il vero indirizzato soprattutto verso il lungomare o le spiagge di Levante) ci rallenta per una decina di km, fino all’uscita di Genova Ovest. Poi, qualche inevitabile difficoltà di parcheggio, risolta brillantemente dalle parti del parcheggio dei pullman, lungo le Mura degli Zingari, e una lunga coda alla biglietteria dell’Acquario, che però viene disbrigata anche questa con rapidità (meno di 15 minuti). Ed eccoci all’interno dell’Acquario poco dopo le 16,00. Per noi era la prima volta, per cui l’ammirazione e lo stupore sono stati forti fin dalle prime vasche. Un vero peccato notare quanto l’assembramento e la fretta di portare a casa una fotografia travalicasse l’occasione di sentirsi parte di un mondo che ci è quasi totalmente sconosciuto, magari provando ad avvicinarsi alle vasche sentendosi come all’interno della natura marina, invece di cercare solo l’obiettivo della macchina fotografica (anche se i delfini sembrano apprezzare di essere al centro dell’attenzione) puntando alle specie più gettonate, ma questo del resto succede un po’ in ogni museo quando è la folla a farla da padrone. La visita dura più o meno due ore e mezzo, dandoci il tempo così di ammirare successivamente Porto Antico e qualcosa della costa genovese, che non vedevo dagli inizi degli anni ‘80, ai tempi di una vacanza con gli amici di allora presso il Santuario di San Francesco da Paola ; rispetto a quello che ricordavo, mi sembra di averla trovata migliore, meno grigia, anzi, quasi coloratissima, pur con un altissimo livello di smog respirabile. Nel ritorno ce la prendiamo comoda passando per Nervi, salendo pian piano più in alto per dare un ultimo sguardo ad un mare azzurrissimo prima del ritorno, su un’autostrada quasi completamente deserta.
All’aria la vacanza con Bluvacanze
A festeggiare questo Capodanno, avrei dovuto essere a Firenze con la mia famiglia e qualche amico, una vacanza progettata da tempo anche per incontrare alcuni amici toscani, ma l’agenzia di viaggi Bluvacanze del Centro commerciale Freccia Rossa di Brescia, con la quale avevamo già prenotato (anzi credevamo di aver prenotato), dopo averci più volte rassicurato per la buona riuscita della vacanza, complici errori a catena tra il Tour Operator Transhotel su cui si appoggiano per le prenotazioni e la stessa agenzia, più una improvvisa riconsiderazione delle tariffe dell’Hotel Villa Stanley che ci doveva ospitare, al momento del ritiro dei documenti ci ha presentato una tariffa superiore a più del 10% rispetto al pattuito e così, dopo un’enormità di tempo perso in agenzia a cercare di rimediare una vacanza degna dell’importo in un primo tempo previsto, ci siamo visti costretti ad annullare il viaggio, anche per una questione di principio visto il trattamento non certo di favore riservatoci (una agenzia che preferisce pagare una penale all’albergo piuttosto che assumersi l’onere di confermare un prezzo già concordato con il proprio cliente credo che sia ingiudicabile). E’ vero che sarebbe bastato prenotare via Internet qualsiasi albergo nei dintorni di Firenze, per salvare il viaggio, ma ci sono cose che quando succedono ti tolgono l’entusiasmo, per cui per ora restiamo qui, sperando che il reclamo inoltrato alla sede di Bluvacanze vada a buon fine e, come promesso dall’agenzia di Brescia, accettino almeno di rifonderci l’intero importo dell’anticipo versato; viste le opinioni diffuse in rete, non vorrei arrivare a richiedere l’intervento di una delle Associazioni Consumatori con le quali sono in contatto per una vacanza di due giorni, ma ci sono principi come l’onestà, la professionalità e la responsabilità nei confronti dei clienti che senza dubbio meritano di essere rispettati anche per casi minori.
Viviamo in una realtà dove nessuno pare disponibile a riconoscere i propri sbagli, ma anzi, si cerca da più parti il modo di evitare di dover pagare le conseguenze delle proprie azioni, giocando a “scaricabarile” nella speranza che gli errori vengano presto sotterrati sotto un cumulo di burocrazia, di ritardi e di posticipi.
Ritengo che questo sia il motivo per cui la sfiducia nei confronti dei politici, dei commercianti, degli operatori nel settore servizi in genere si sia diffusa così largamente; la sensazione di essere “fregati” dal prossimo, credo sia esattamente lo stato d’animo che ha portato questo paese all’infelice punto in cui si trova adesso, ma se questo è l’ottimismo e la fiducia con cui dobbiamo avere a che fare, temo che la situazione non possa granchè migliorare.
Tuttavia, facendo i debiti scongiuri, auguro a tutti i lettori e passanti un 2009 più sereno e più prodigo di soddisfazioni di quanto sia stato il 2008, con la speranza che le situazioni intorno a noi non appesantiscano la nostra vitalità e limitino la nostra energia e la nostra iniziativa.
Punti di riferimento
Dio-Oh dio
Possa la luce illuminare la notte, nel modo in cui il tuo spirito illumina la mia anima
Papà, puoi sentirmi ? Papà, puoi sentirmi ? Papà, puoi vedermi ?
Papà, puoi trovarmi nella notte?
Papà, sei vicino a me ? Papà, puoi sentirmi ?
Papà, puoi aiutarmi a non essere spaventato?
Guardando il cielo, mi sembra di vedere un milione di occhi-Quali sono i tuoi ?
Dove sei adesso che il passato ha detto addio e chiuso la sua porta?
La notte è così più scura, Il vento è così più freddo,Il mondo che vedo è così più grande,
Ora che sto da solo
Papà, ti prego di perdonarmi-Cerca di capirmi
Papà, non sai che non ho avuto alcuna possibilità di scelta?
Puoi sentirmi pregare,Tutto ciò che sto dicendo, Anche se la notte è piena di voci?
Mi ricordo tutto ciò che mi ha insegnato, Ogni libro che abbia mai letto,
Possono le le parole di tutti i libri aiutarmi a capire cosa mi sta davanti?
Gli alberi sono così più alti, Ed mi sento molto più piccolo
La luna è doppiamente solitaria, E le stelle brillano solo la metà
Papà, quanto ti amo-Papà, quanto ho bisogno di te
Papà, quanto mi manca il tuo bacio della buonanotte …
Gardaland gratis per i mostri
Un tranquillo week-end di paura, quello del prossimo sabato 4 Ottobre a Gardaland, dove chiunque potrà entare liberamente purchè mascherato da fantasma, zombie, scheletro, strega o qualsiasi altro personaggio ritenuto “pauroso”. Singolare il fatto che l’evento sia stato, almeno al momento, pubblicizzato solo tramite comunicato stampa e non sul sito ufficiale del parco divertimenti. Considerando anche il parallelo concorso in cui si invitano i “navigatori” (successivamente definiti poi “consumatori”) a pubblicare un video su YouTube intitolato con il nome dell’iniziativa proposta, c’è da sospettare che il web sia un target particolarmente corteggiato per il periodo invernale.
Minacciare la bocciatura è reato ? Forse dipende
Troppo facile pubblicare che da oggi in poi sarà vietato agli insegnanti minacciare di bocciatura gli allievi. Se ho capito la sentenza della cassazione, questa indica come reato soltanto il caso in cui la minaccia venga inflitta come “ritorsione morale”. Nello specifico infatti, l’insegnante di Vicenza aveva minacciato l’allieva per via dell’atteggiamento della di lei madre, la quale aveva in precedenza chiesto l’allontanamento del professore in sede di assemblea dei genitori. Un abuso di potere dunque, mirato a ledere la libertà morale dell’individuo. Un abuso che, a dire il vero, si perpetua da sempre nelle scuole italiane, perchè è infatti molto raro che un insegnante minacci lo studente per via dei risultati scolastici (cosa che secondo me la cassazione non avrebbe punito), mentre è più probabile che la minaccia venga utilizzata per contrastare comportamenti ostili o irrispettosi. E’ qui che invece il ministero dovrebbe trovare una soluzione: come comportarsi quando tra insegnante, studente e famiglia non si instaura un rapporto di collaborazione e stima reciproca ? E’ in questa situazione infatti che rischiano di essere minati non solo l’autostima e l’ambizione del ragazzo, ma anche la professionalità e la carriera dell’insegnante. Un rischio che la scuola italiana si porta dietro da troppo tempo lasciando continuamente per strada potenzialità irrealizzate dall’una e dall’altra parte.
Concessioni estive per il rilassamento psicofisico

La prima è una lampada di cristalli di sale originali dell’Himalaya, che pare abbia il potere di stimolare la salute ionizzando l’aria con la gradevolezza estetica del colore. Secondo la cromoterapia inoltre, pare che il suo particolare colore arancio sia rilassante e stimoli la creatività e la gioia di vivere. La luce della lampada ha un effetto benefico a livello sia emozionale che spirituale; la seconda invece è una campana tibetana, una specie di ciotola costruita con una lega di 7 minerali diversi, che suonata in senso orario sfregando sul bordo esterno il batacchio visibile all’interno della campana, emette un suono mistico che deriva dalla loro frequenza di vibrazione. Facendola suonare in corrispondenza dei diversi chakra pare sia in grado di riequilibrare e di riportare in armonia le eventuali dissintonie dei punti energetici. Qui sotto è possibile ascoltare una rudimentale registrazione del suono della mia campana.
Back to the Sky
Alla fine mi hanno convinto. Complice anche un vortex finito sul tetto ed irrecuperabile se non attraverso una robusta scala da installatore, ho acconsentito alla promozione Sky con installazione gratuita dell’antenna parabolica e del decoder digitale, con pacchetto canali completo gratuito per 2 mesi, al termine dei quali potrò scegliere di abbonarmi al pacchetto di mia preferenza oppure restituire il decoder, mantenendo invece la parabolica, senza alcun costo. Devo ammettere che ho ricominciato a dare un senso alla Tv, ritrovando finalmente i films e molti dei programmi che avevo apprezzato sui canali Rai e Mediaset in passato. Sembra quasi di essere tornato indietro nel tempo. Quando Sky non c’era.
Un soffio di ricordi
Spesso la vita ci impone contatti con persone delle quali ci limitiamo conoscere solo una piccolissima parte, molto spesso la peggiore, o quella di facciata, mascherata dal ruolo che rivestono, oppure è il nostro stesso ruolo ad impedirci di provare ad andare al di là dei convenevoli. Così le cose che abbiamo in comune rimangono nascoste, a meno che non si insinuino silenziosamente tra le vie che si incrociano quando l’anima è libera e più leggera. Capita allora di ascoltare un figlio che canticchia una canzone di tanto tempo fa, e di scoprire che si tratta di un compito assegnato dalla maestra, che intersecando le lezioni di musica a quelle di studi sociali, intende trasmettere ai bambini il senso di affetto nei confronti dell’ambiente e della natura, e per far questo si serve di una di quelle canzoni che si cantavano in compagnia, nei prati di montagna o sugli autobus delle gite, quando forse noi allora ignoravamo il significato stesso del brano. Si potrebbe allora immaginare anche la stessa maestra cantare in quel gruppo, o in un altro, che probabilmente ha però condiviso le stesse emozioni. Ed ecco che, come un filtro davanti agli occhi, le impressioni si cambiano e si trasformano fino a raggiungere quasi una sensazione di complicità. Poco importa se poi nel futuro abbiamo addirittura avuto l’occasione di cantare con l’autore di quel brano; il ricordo va immediatamente a quelle ingenue giornate, solo che adesso il brano ha un sapore più sincero, più vero, e si può renderlo davvero proprio, anche nel ricordo di chi, con il suo carattere un po’ scontroso ma immensamente sensibile, mancherà per sempre.
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