Maria Calabretta, autrice di questo libro, è un’insegnante di scuola primaria, oltre che dottoranda in scienze psicopedagogiche, presidente della A.DISA.G. e blogger. Proprio in questa veste mi è capitato di conoscerla in rete qualche anno fa, seguendo il suo progetto di blog ” La scuola raccontata ai nostri figli“, progetto che, come capita spesso ai blog, ha seguito varie inclinazioni legate ovviamente alle varie attività dell’autrice. E’ quindi con un certo senso di orgoglio che ho seguito e letto questo suo primo libro, frutto delle sue esperienze come insegnante, madre ed educatrice, ma anche di studi approfonditi nei riguardi di un fenomeno ancora parzialmente incompreso o comunque spesso inadeguatamente trattato. Il libro non è una guida ma piuttosto uno strumento per meglio tentare di comprendere ed assorbire non solo il fenomeno del bullismo, ma anche la stessa l’interazione tra adolescenti e preadolescenti in ambiente scolastico, strumento dotato di vari accessori per essere fruibile sia dai diretti interessati, gli studenti, sia da insegnanti, educatori e genitori. Le fiabe che accompagnano gli argomenti sottolineati sono un approccio più sereno per i ragazzi, che poi possono approfondire con genitori o insegnanti i simboli espressi nel racconto e riconoscerli nella propria realtà (io stesso, ad esempio, ho utilizzato spesso questo metodo proprio con mio figlio); i genitori possono trarre dagli approfondimenti occasioni di riflessione più ampi, in modo da considerare i vari atteggiamenti delle molteplici parti in causa. Gli insegnanti possono conseguirne spunti efficaci per l’osservazione degli studenti e per focalizzare obiettivi precisi nei confronti anche di intere classi, assumendo diverse tecniche a seconda delle caratteristiche dei ragazzi a loro affidati. Mi piace molto che in questo libro non appaiano giudizi, nè dettami, solo considerazioni, per la maggior parte su atteggiamenti direttamente sperimentati, al fine di comprendere, non di giudicare, al fine di analizzare, e non di generalizzare, al fine di conoscere, e non di spaventare. Dalla missione educativa, agli adempimenti sociali, agli aspetti giuridici, il libro è narrato con l’intenzione di analizzare tutti i vari aspetti del fenomeno, per questo io ho preferito leggerlo in diverse fasi, molto distinte e separate tra loro (eccezione fatta per le fiabe, che invece, come già detto, ho utilizzato più spesso con mio figlio, senza cercare di denotare forzatamente i contorni di un disagio, ma cercando più semplicemente di trovare con lui una miglior coscienza di noi stessi e dei nostri sentimenti sia a livello personale sia nei confronti dei nostri simili), per concentrarmi meglio su aspetti emotivi che sono decisamente più numerosi di quello che forse si potrebbe sospettare.
L’autrice è impegnata in tutta Italia nella promozione del libro in scuole ed associazioni, e nel caso la si volesse contattare per approfondire con lei il pensiero riportato in quest’opera, credo ne sarebbe entusiasta, come lo è sempre stata nei confronti dei suoi progetti che ho potuto seguire on-line, tra blog e social network, alla ricerca continua di tecniche di comunicazione adeguate ai tempi che ci troviamo a vivere e alle forme di linguaggio che, con entusiasmo, ci troviamo ad imparare.
Le fiabe per…affrontare il bullismo
Pa’ e marene
Per continuare il discorso dialettale del post precedente, è con un certo orgoglio che segnalo questo nuovo libro, Pa’ e marene (trad. Pane e amarene) della poetessa Lucia Cò (il cognome non lascia dubbi alla parentela), in attuale presentazione su tutto il territorio bresciano con l’autrice e, occasionalmente, anche il sottoscritto con Simonetta come accompagnamento musicale. Rispetto ad altre pubblicazioni dialettali, in questa raccolta di poesie sono presenti non solo opere in dialetto lumezzanese, ma anche in dialetto bresciano, in italiano, un racconto finale e alcune azzeccatissime illustrazioni della figlia Roberta.
Naturale che per me l’emozione sia enorme, riconoscendo personaggi e luoghi protagonisti delle liriche, ma sono certo che nessuno possa evitare di rimanere colpito dalla sensibilità e dalla profondità delle parole di Lucia, parole che anche nella versione italiana (le poesie dialettali vengono pubblicate con la relativa traduzione) mantengono inaspettatamente immutata non solo l’intensità, ma spesso anche la musicalità.
Quando ho in mente l’immagine di un artista, la vedo con il proprio tormento sopportare sofferenze che non potrebbero essere condivisibili in altro modo che tramite l’arte; io che ho il privilegio di conoscere bene l’autrice, so quanto vere siano le sue sensazioni, nonostante chiunque possa rispecchiarsi dentro di esse facendole proprie, e trovo che le mie impressioni siano state egualmente condivise dalle personalità che hanno curato la prefazione del libro.
Il libro è edito da Compagnia della Stampa Massetti Rodella Editori in collaborazione con la Provincia di Brescia, i comuni di Lumezzane e Polaveno e Banca Valsabbina, ed è in vendita a 10,00 Euro tramite Internet o in qualunque libreria. Se invece qualcuno fosse interessato alla presentazione del libro presso il proprio comune o associazione, può inviare una richiesta anche al contatto e-mail di questo blog, o lasciare un commento al post.
Mi permetto di riportare qui sotto la mia lettura di una delle poesie pubblicate in italiano, che forse è più adatta in quest’ambito.
Cara Doret’s Law Nolte…
I bambini imparano ciò che vivono… Se un bambino vive nella critica impara a condannare. Se un bambino vive nell’ostilità impara ad aggredire. Se un bambino vive nell’ironia impara ad essere timido. Se un bambino vive nella vergogna impara a sentirsi colpevole. Se un bambino vive nella tolleranza impara ad essere paziente. Se un bambino vive nell’incoraggiamento impara ad avere fiducia. Se un bambino vive nella lealtà impara la giustizia. Se un bambino vive nella disponibilità impara ad avere una fede. Se un bambino vive nell’approvazione impara ad accettarsi. Se un bambino vive nell’accettazione e nell’amicizia impara a trovare l’amore nel mondo.
Ma se dopo essere diventato paziente, fiducioso, giusto, disponibile e tollerante, il bambino comincerà ad entrare in contatto con un mondo che è completamente diverso da come forse si era immaginato e con valori spesso opposti a quelli nei quali è cresciuto, quali saranno le conseguenze ? Qual è il consiglio che manca alla poesia di Doret’s Law Nolte per spiegare al bambino che un mondo con questo valori è ancora tutto da costruire ?
L’enigma del solitario
Il destino è determinato da un illusionista che mischia le carte, finchè un jolly smascherera il suo trucco: un solitario che grava sulla famiglia, stirpe dopo stirpe.
Il libro di Jostein Gaarder (prima edizinoe italiana datat 1998) è tutto improntato sulle 52 carte di un ipotetico mazzo in cui viene giocato una sorta di solitario filosofico sul quale pendono situazioni che si ripetono inconsapevolmente su una famiglia, perchè le colpe dei padri ricadono sui figli che dovranno convivere con esse fino alla consapevolezza di avere un destino già scritto. Pur a volte un po’ stucchevole e lento, trovo questo modo di raccontare di Gaarder molto interessante; i contenuti filosofici oltretutto sono delle fonti di riflessione tutt’altro che scontati, perdonando così all’autore i frequenti cali di ritmo. La migliore e più completa analisi dell’opera la potete comunque trovare in questo post del blog “L’arca”, davvero completa.
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X Giornata mondiale della poesia
Sabato 21 Marzo 2009 l’UNESCO celebra la X edizione della Giornata Mondiale della Poesia. Manifestazioni vengono organizzate un po’ in tutt’Italia, questo il link per il sito ufficiale con le manifestazioni in dettaglio. A Brescia l’Associazione Arnaldo da Brescia organizza un interessante itinerario all’interno del centro storico in cui soffermarsi tra letture e musica, partendo dalle 15,00 sotto i portici di Piazzale Arnaldo. Partecipazione gratuita ma prenotazione obbligatoria, il che non mi consente di partecipare completamente, ma è probabile che mi riesca di assistere ad alcune soste, perchè non scriviamo e leggiamo poesie perché è carino. Noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana, e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento. Ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore.. sono queste le cose che ti tengono in vita. (da L’attimo fuggente)
A meno che

“…In realtà la poesia, nata nella sua forma orale con i cantastorie ancor prima della scrittura, è tutt’altro che dappertutto. Il viaggio che dai latini arabeggianti, passando per i volgari letterati è arrivato fino alla libertà totale dello scrivere fine a se stesso, senza schemi o rime, è oggi relegato nell’intimità dei salotti, nei testi di alcuni cantautori e nel mondo parallelo di Internet. “A meno che”… Perché se è vero che la poesia non trasmette un significato compiuto, ma principalmente sensazioni, ritmo ed emozioni come con la musica, allora questa la si potrebbe anche ascoltare dappertutto, nei luoghi della vita di ogni giorno.”
Stavo cercando da tempo un modo per condividere le mie sensazioni riguardo alla raccolta di poesie “A meno che” dell’amico Raffaele Castelli Cornacchia, ma come si può “parlare” o “scrivere” di poesia ? La risposta l’ho trovata inaspettatamente sullo stesso blog dell’autore come introduzione alla presentazione del libro svoltasi lo scorso Febbraio, e che ho utilizzato come incipit di questo post. La poesia non trasmette un significato compiuto ma principalmente sensazioni, ritmo ed emozioni e proprio per questo andrebbe ascoltata dappertutto, nei luoghi della vita di ogni giorno, come la musica. Non ho trovato dunque modo migliore per condividere queste sensazioni che leggerne indegnamente una di quelle che più mi hanno coinvolto, pubblicandola nel video sottostante. Il titolo è “Film”.
Poesie al mondo
Per i lettori che con passione si occupano di letteratura (e forse anche per lo stesso autore del presente blog), potrebbe essere un’interessante occasione partecipare al concorso nazionale di poesia “Poesie al mondo” di cui mi avvisa gentilmente via e-mail il curatore Matteo Marangoni. Ho già avuto occasione di scrivere di questa manifestazione che nella scorsa edizione ha premiato, fra gli altri, il poeta bresciano Raffaele Castelli Cornacchia.
- Il premio prevede la partecipazione gratuita con tre poesie inedite a tema libero;
- ai tre finalisti sarà pubblicata gratuitamente una loro raccolta di poesie e sarà donata una targa ricordo e un’opera d’arte;
- sarà inoltre pubblicata un’antologia del premio con le opere dei poeti finalisti e selezionati;
- scadenza 31 gennaio 2009.
Per il regolamento e per informazioni rivolgersi al curatore e/o segreteria del Premio: Matteo Marangoni - Via Trento n.14 - 62100 Macerata - T/F 0733.265384 - www.edizionisimple.it - concorsi@edizionisimple.it
Organizzazione: Terra dell’Arte - www.terradellarte.net
Partners artistici e tecnici: www.midac-terradellarte.net - www.edizionisimple.it - www.stampalibri.it
Partner istituzionale e patrocinio: Comune di Belforte del Chienti.
Il tè nel deserto
“Il deserto è un posto così grande, eppure niente va veramente perduto, mai.” Ci si può perdere ma si può anche cambiare, e qualche volta anche ritrovare. Anche questo deserto è molto, molto grande.
La solitudine dei numeri primi
La difficoltà nell’approcciare la lettura di un best-seller è sempre quella di affondare nella pagine liberandosi della zavorra di critiche ed opinioni che avvolgono il libro e che rischiano di distrarre oltremodo l’assimilazione delle parole, caratteristica purtroppo diffusa soprattutto nei riguardi delle opere prime, proprio come in questo caso. Per cui è indispensabile avvicinarsi alla lettura con leggerezza, senza aspettative troppo pressanti. Il libro è davvero bello, gonfio di una narrativa densissima di particolari che riescono sempre a coinvolgere il lettore puntando proprio sul riconoscimento degli stati d’animo. La storia di Alice e Mattia, che potrebbe semprare zoppicante come la stessa protagonista, nel caso ci si aspetti un romanzo classico che si dipana lungo un’intera vita, è invece un viaggio attraverso le solitudini in cui ognuno trova il proprio rifugio, nicchie inviolabili di cui non si vorrebbe (o dovrebbe) mai aprire la porta. Eppure, nonostante queste fortezze profondamente scavate nell’animo, c’è sempre l’eventualità di essere avvicinati da altri numeri primi, numeri gemelli che si sfiorano senza tuttavia riuscire mai ad incontrarsi, entità simili, alle quali la porta potrebbe essere schiusa, o che invece si avvicinano solamente per un attimo, per rafforzare ancora la muraglia di quel mondo interiore in cui non si può più fare a meno di fuggire. Potrebbe definirsi un romanzo sulle occasioni mancate, o sulle verità mai dette, argomento abbastanza imprevedibile se si considera che l’autore, il torinese Paolo Giordano, ha solo ventisei anni. Io credo che proprio questa precoce saggezza, questa inconsueta sensibilità che trovo così diffusa in molti coetanei dell’autore stia il segreto del successo del romanzo. Proprio i lettori più giovani l’hanno infatti sentito proprio, riconoscendo in queste pagine la sincerità legata ad un periodo in cui l’idealismo comincia a scricchiolare e il rischio di sprofondare nella disillusione tende a cercare di far rimanere legati alle certezze, belle o brutte che siano, che si hanno avute nell’infanzia o nell’adolescenza.
Mietitura
Anni fa interpretai in teatro Silvestro, un personaggio libero e sognatore del dramma “Mietitura”, di Enrico D’Alessandro. A volte penso di non essere più riuscito a liberarmi di quella parte.
“Il vero raccolto della mia vita quotidiana è qualcosa di intangibile e indescrivibile come i colori del mattino e della sera. E’ un po’ di polvere di stelle afferrata, un segmento di arcobaleno preso con una mano. ”
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